ALL'ISMETT

A Palermo il primo trapianto di fegato da un donatore affetto da una rara malattia

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Donare una nuova vita, nonostante si soffra di una rara malattia genetica. All'Ismett di Palermo è stato effettuato il primo trapianto di fegato grazie ad un organo prelevato da un donatore affetto da una rara patologia, la Sindrome di Rendu-Osler-Weber. L'intervento è stato eseguito dall’équipe medico-chirurgica guidata dal professore Salvatore Gruttadauria, direttore del programma di chirurgia addominale e trapianto di fegato.

A ricevere il nuovo organo è stato un paziente affetto da cirrosi epatica (di tipo secondaria a steato-epatite non alcolica".

L'intervento, riuscito perfettamente, era abbastanza complesso soprattutto per le condizioni di salute del donatore, affetto dalla Sindrome di Rendu Osler Weber, una rara malattia ereditaria (detta anche teleangectasia ereditaria), che causa alterazioni vascolari degli organi vitali. È la prima volta che viene eseguito un trapianto di fegato da un donatore affetto da questa patologia. Solo a Barcellona, nel 2013, furono eseguiti due trapianti  di rene prelevati da un donatore con questa sindrome.

Specifici esami hanno appurato con certezza che il fegato del paziente non presentava alcuna alterazione ed è stato quindi ritenuto idoneo al prelievo. "Una situazione complessa per cui è stato richiesto un parere al Centro Nazionale Trapianti che ha confermato la possibilità di utilizzare l’organo", precisano dall'Ismett.

"Il trapianto – spiega il professore Salvatore Gruttadauria - è riuscito perfettamente. Il paziente è stato già dimesso e sta recuperando una buona condizione fisica con un regolare decorso post trapianto".

Un intervento, quello eseguito all'Ismett di Palermo, che potrebbe aprire nuove frontiere e fare da apripista  per aumentare il numero di donatori, dunque le speranze per chi è da anni in lista di attesa per un trapianto. I donatori marginali, cioè quelli non ottimali, a causa della mancanza di donatori sono sempre più utilizzati, soprattutto in quelle regioni, come la Sicilia, dove il tasso di donazioni è più basso.

“Questo tipo di organi – sottolinea ancora Gruttadauria – se utilizzati all’interno di percorsi protetti come quelli delle linee guida sulla donazione d’organo vigenti in Italia offrono una valida opzione terapeutica ai tanti pazienti in lista d’attesa. Questo consente di combattere la drammatica e costante carenza di donazione che caratterizza alcune regioni del nostro Paese, in particolare la Sicilia”.

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