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Fondi Ue, il Centro La Torre: la Sicilia spende poco e male, i soldi rischiano di finire al Nord

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Franco Garufi, vicepresidente del Centro Pio La Torre

La Sicilia spende poco e male i fondi Ue: così i soldi saranno dirottati alle regioni del Nord. Lo dice il centro Pio La Torre di Palermo. Non solo la Regione è in ritardo nei programmi di investimento che stanno per scadere, ma la qualità dei progetti realizzati è scarsa: 441 milioni di fondi Fse sono serviti per coinvolgere solo 10 mila giovani a rischio (i cosiddetti Neet) e poco più di 3 mila disabili. E non si sa con quali risultati.

Peggiore la situazione del fondo per lo sviluppo rurale e dei fondi Fesr destinati alle infrastrutture. Con il meccanismo detto N+3 (la spesa va certificata entro il terzo anno dalla conclusione del ciclo di programmazione) ci sarà tempo fino al dicembre 2023 per evitare di restituire a Bruxelles le somme non spese, spiega il vicepresidente del Centro Studi Pio La Torre, Franco Garufi, che ha verificata sul portale Cohesion-Data della Commissione europea la distribuzione della spesa già certificata in Sicilia. Per il Fse ammonta a conclusione del primo semestre dell’anno in corso a 441.345.601 di euro su un totale di poco più di 615 milioni di euro di risorse europee (il totale del programma compreso il cofinanziamento nazionale è di circa 820 milioni). Siamo cioè, compresi finanziamento iniziale e e prefinanziamento annuale, al 72% dei pagamenti.

«Se ne parla di rado, perché la nostra informazione è ossessionata dalle percentuali di spesa, ma il portale contiene una voce che esplicita i risultati (achievements) conseguiti dai programmi - continua Garufi - e qui arrivano le note veramente stonate». Delle 125.977 persone coinvolte nelle varie attività, 60.302 sono tra il 25 ed i 54 anni, 52.269 sono al disotto dei 25 anni, 13,406 oltre i 54. Tuttavia, appena 10.492 Neet (giovani che non studiano e non lavorano) sono stati presi in carico; per rendersi conto della limitatezza della misura, basti citare il piano nazionale Neet 2022 che comprende nella definizione ben il 30,4% della popolazione siciliana della fascia d’età corrispondente, il tasso più alto in Italia. Tra le persone prese in carico, 31.995 hanno partecipato a progetti di formazione professionale, 42.265 sono stati coinvolti in attività di inclusione sociale, 50.926 in progetti tesi a migliorare la qualità e la sostenibilità del lavoro. I disabili implementati (implemented) sono stati 3329 ed appena 348 gli homeless. Un solo progetto ha riguardato partners sociali o organizzazioni non governative. I partecipanti svantaggiati impegnati nel mercato del lavoro sono stati 25.

«Vi sarebbe ampio spazio per una discussione sugli effetti concreti delle politiche di inclusione sociale e delle politiche attive del lavoro nella realtà siciliana, ove si riuscisse per una volta a spostare l’attenzione da quanto si spende a come si spende», sottolinea Garufi, segnalando che la situazione peggiora con il fondo per lo sviluppo rurale, che su 1.792.683.751 euro di contributo europeo ha spesa certificata per 994.674.817 euro pari al 55%. Molto indietro anche le opere stradali: su 178 chilometri pianificati, solo 21 realizzati.

Il vero problema arriva con la decisione del governo di combattere i disagi del caro bollette con il tesoretto dei soldi europei inutilizzati. Una decisione che colpirà quasi esclusivamente Sicilia e Campania, le più ritardatarie, chiamate a fare solidarietà alle ben più ricche regioni del Centro Nord. «La solidarietà è sempre encomiabile, ma quella derivante dall’incapacità di utilizzare le risorse europee qualche rimorso, in chi ha governato in questi anni la Sicilia, dovrebbe pur provocarlo - conclude Garufi -. Rimorsi che dovrebbero creare maggiore angoscia in chi magari si appresta a qualche incarico di governo in un Esecutivo che ha tra le sue priorità l’introduzione dell’autonomia differenziata che non farà certamente del bene al Sud ed alla Sicilia».

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