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L'EMENDAMENTO

Comuni siciliani in difficoltà: non bastano i 150 milioni, a Roma si lavora per altri aiuti

comuni, Palermo, Politica
Il deputato del Pd Carmelo Miceli con i senatori Mauro Laus, relatore del DL Fiscale e primo firmatario dell’emendamento, e Luciano D’Alfonso, presidente della Commissione Finanze

Un primo passo per i Comuni siciliani in difficoltà, ma da Roma potrebbero essere in arrivo altri interventi per gli enti locali a rischio default. Un emendamento del governo alla legge di bilancio prevede un aiuto una tantum di 150 milioni di euro per il 2021. Un sostegno di cui dovrebbero beneficiare 210 Comuni dell'Isola, probabilmente non ancora sufficiente per tutti. Ma dal Pd, che ha firmato l'emendamento, arriva il segnale che anche altro bolle in pentola per salvare tutti gli enti locali a rischio default.

"Da Roma è arrivato un primo segnale di attenzione nei confronti della Sicilia - dice il deputato siciliano del Pd Carmelo Miceli, che si è reso portavoce in Parlamento del disagio dei sindaci siciliani chiedendo al governo di intervenire -. È un provvedimento del quale sono molto orgoglioso perché premia il grande lavoro che stiamo svolgendo per la mia terra".

Miceli non nasconde la sua soddisfazione per il risultato, ma tiene a precisare: "Proprio perché non abbiamo intenzione di lasciare indietro nessuno, forti di questo primo risultato, continuiamo a cercare di trovare una soluzione per tutti gli enti locali in difficoltà finanziaria e per quelle ulteriori criticità che Anci Sicilia continua a segnalare soprattutto in relazione al complessivo funzionamento del sistema di riscossione dei tributi locali e alla necessità di interventi perequativi nei territori con scarsa capacità fiscale".

L'Anci, infatti, pur mostrando soddisfazione per quanto sta facendo il governo, dall'altro ha sottolineato la permanenza di alcune criticità. Nel frattempo in Consiglio comunale a Palermo si discute del piano di riequilibrio dei conti che per vent’anni sarà il tormento delle prossime amministrazioni. Non a caso c’è chi sostiene che una buona parte degli aiuti in arrivo da Roma potrebbe spettare a Palazzo delle Aquile, visto che i criteri di assegnazione fanno riferimento «al rapporto fra fondo crediti di dubbia esigibilità e le entrate correnti dell’esercizio finanziario 2019»: più larga è la forbice e maggiore è il contributo.

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