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Circoscrizioni a Palermo, l’intricato puzzle tra veti e riconferme

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PALERMO. L’altra partita importante delle amministrative è quella delle candidature alle circoscrizioni. Otto mini-municipi che rappresentano altrettanti serbatoi di voti e una presenza capillare sul territorio. Tra possibili riconferme, qualche mal di pancia sugli uscenti e la legge che restringe il numero dei possibili concorrenti, il puzzle ancora non è stato del tutto definito.

Si capisce che questo non sarà un compito facile facile per chi è incaricato di fare quadrare i conti. In casa del centrodestra la questione non è stata nemmeno avviata. Le nuove fibrillazioni tra Forza Italia e Fabrizio Ferrandelli hanno sostanzialmente stoppato la discussione all’interno della coalizione (traballante).

Nel Movimento 5 Stelle sembra, invece, che abbiano già tutto sistemato. «Presenteremo i candidati da qui a due settimane - spiega Ugo Forello, sindaco designato dai grillini -. Il vero punto della questione - sottolinea - è che notiamo ogni giorno di più come le politiche sulle periferie e sul tessuto urbano siano state fallimentari. Uno dei nostri punti pregnanti del programma - conclude - è quello di trasferire vere competenze alle circoscrizioni, altrimenti saranno solo scatole vuote».

Quelli che sembrano più avanti, ma solo perché hanno già gli uomini piazzati nei posti giusti, sono le liste a sostegno di Leoluca Orlando. Fabio Giambrone, longa manus del sindaco, nonché plenipotenziario nelle questioni delle candidature, in sintonia col primo cittadino ha lanciato lo slogan: «Si riparte dagli uscenti». Buona regola politica, specialmente quando toccare una pedina rischia di fare venire giù tutta la costruzione. Specie quest’anno in cui i posti da 15 consiglieri più il presidente si ridurranno - bene che vada - a 9 più il presidente. E, allora, meno si cambia meglio è, specie sulle presidenze.

Messa così la questione dovrebbe essere piuttosto tranquilla. Se non fosse che la politica non è una formula matematica e ha a che fare con gli umori delle persone. Alla Prima, ad esempio, c’è Paola Miceli, donna di sinistra, che potrebbe dare la sua disponibilità. La casella è appannaggio di «Sinistra Comune». Ma all’interno del gruppo che mette insieme Rifondazione, Sinistra italiana e l’Altra Europa, non c’è sul punto piena sintonia.

Nelle assemblee che si sono svolte qualcuno ha avanzato la proposta di far fare il salto avanti al vice di Miceli, Ottavio Zacco, che però risulta in lista per il Consiglio. Allora l’attenzione è spostata su Massimo Castiglia, uomo molto inserito negli ambienti dell’associazionismo e con buone influenze, sul cui nome, però, si compattano resistenze. Restando nell’enclave della sinistra si sta discutendo animatamente sulle scelte complessive della coalizione. Al punto che si è arrivati a dire che probabilmente non è un reato di lesa maestà porre il veto sul presidente uscente della Terza, Antonino Santangelo. Non lo vogliono perché nel 2012 è stato eletto con la destra e solo da quasi quattro anni è nel Pd, ma soprattutto lamentano la sua scarsa presenza sul territorio.

Santangelo si difende: «Vero è che cinque anni fa provenivo da un’altra esperienza, ma nel 2013 io sono passato con i democratici. Mi sento un uomo del Pd. In una logica di coalizione - conclude - non è certo Sinistra italiana che deciderà il mio destino».

Nell’ottica di muovere il meno possibile, ecco che anche gli altri due presidenti del Pd uscenti dovrebbero rimanere dove sono. Si tratta di Silvio Moncada alla Quarta e Fabio Teresi alla Quinta. Quest’ultimo potrebbe in realtà correre per il Consiglio comunale con i suoi 3.384 voti (tanti ne prese nel 2012) e lasciare libero il posto. «Per senso di responsabilità - dice - faccio ciò che è meglio per chiudere e tenere il quadro politico. Se è necessario rimango qua, non sarò certo io a strappare per dare sfogo alle ambizioni».

Michele Maraventano alla Sesta e Marco Frasca Polara all’Ottava in quota Movimento 139 completano lo scenario degli uscenti. Restano l’Ottava, attualmente in mano a Pietro Gottuso del centrodestra, che si tenterà di contendere proponendo un candidato che fa capo a Edy Tamajo (Sicilia Futura) e la Seconda, dove l’attuale presidente Antonio Tomaselli con i suoi quasi 4 mila voti, rappresenta uno dei pezzi pregiati della lista per Sala delle Lapidi «Alleanza per Palermo» di Totò Lentini. Tomaselli, dunque, lascia libera una casella da riempire a cura della stessa compagine.

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