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Palermo, scontro in consiglio comunale sui servizi a pagamento dei vigili urbani

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La proposta al Consiglio è di togliere al Comune il costo per il controllo di attività o manifestazioni organizzate da privati

PALERMO. In un Consiglio comunale che arranca e totalizza la quinta seduta consecutiva senza risultato, anche la delibera sui servizi a pagamento dei vigili urbani viene sostanzialmente messa in salamoia. Ed è la terza. Perché prima di essa, la delibera sui disabili è sparita nelle nebbie e quella che riguarda il regolamento sulle mense scolastiche non si sa che fine abbia fatto: sparita, ritirata, strappata, annullata, cassata. Fatto è che per cinque volte il motore di Sala delle Lapidi è stato acceso a vuoto.
Ieri si è consumata l’ennesima, vuota celebrazione di una seduta senza costrutto e senza sostanza. L’atto che contiene il regolamento per i servizi a pagamento della polizia municipale è sostanzialmente sospeso. Si dovrà pronunciare il segretario generale sulla sua legittimità. Ma già si è scatenata una polemica fra chi ritiene che i vigili non possano essere considerati alla stregua di una qualsiasi agenzia di sorveglianza e chi invece sostiene che in altre città il servizio a pagamento esiste da tempo.
L’idea di base è che ci sono delle attività «caratterizzate dalla carenza di interesse della collettività o non produttive di un beneficio comune». Processioni, scorte per trasporti eccezionali, servizi in occasione di sagre, fiere, manifestazioni sportive e culturali, spettacoli e concerti, riprese televisive e cinematografiche che comportano l’afflusso straordinario di persone e veicoli, servizi di viabilità per i lavori stradali, per riti e pellegrinaggi, per traslochi... Sostanzialmente sono organizzati da privati. Secondo l’idea di base è giusto che se si chiede l’ausilio dei vigili questi debbano essere pagati dal privato e non debbano gravare sulle casse comunali. Per questo nella delibera è stato chiesto di «istituire un apposito capitolo d’entrata su cui introitare le somme versate da terzi cui collegare un capitolo di spesa contenente i corrispettivi da destinare al personale che avrà effettuato i servizi». Su questo punto, però, il ragioniere generale è stato chiaro: la legge stabilisce che nessuna entrata comunale possa avere un vincolo di destinazione se non per specifica disposizione di legge. E dunque, approfondimento.
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