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SENTENZA

Palermo, licenziato dalla Reset dopo un esposto alla Corte dei conti: sarà riassunto

Il giudice della sezione Lavoro del Tribunale di Palermo ha respinto il ricorso presentato dalla Reset, società partecipata del Comune, contro la riassunzione di Massimo D’Asta dipendente della società consortile che era stato licenziato, perché aveva presentato un esposto alla Corte dei conti sull’attività dell’azienda e sull’affidamento di alcuni incarichi, ed era stato ascoltato dalla commissione Aziende del consiglio comunale.
Già il giudice del lavoro Donatella Draetta nel 2019 aveva annullato il licenziamento e ordinato la reintegrazione con il pagamento degli stipendi e dei contributi. D’Asta è difeso dagli avvocati Antonio e Francesco Paola Garofalo. Adesso arriva anche una seconda pronuncia con la quale la riassunzione è stata di nuovo confermata. Nella lettera di risoluzione del rapporto di lavoro, la società aveva scritto che il licenziamento era dovuto “all’intento di pregiudicare l’immagine, il decoro, l’onore e la reputazione del Consiglio d’amministrazione».
Anche il giudice Campo ribadisce nella sentenza che il licenziamento irrogato è nullo in quanto ritorsivo. «Il pubblico dipendente che, nell’interesse dell’integrità della pubblica amministrazione, segnala al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza o denuncia all’autorità giudiziaria ordinaria o a quella contabile, condotte illecite di cui è venuto a conoscenza in ragione del proprio rapporto di lavoro, non può essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito, o sottoposto ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro determinata dalla segnalazione - si legge nella sentenza - L’ordinanza opposta va dunque confermata nella parte in cui, qualificato come ritorsivo il licenziamento del dipendente conseguente alla denuncia sporta avverso i vertici aziendali, ne ha disposto la reintegrazione nel posto di lavoro con le statuizioni risarcitorie».

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