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TRIBUTI LOCALI

Tosap, a Palermo altri mille avvisi a chi usa spazi pubblici: ecco a chi sono arrivati

Nelle maglie strette degli accertamenti sulla Tosap (la tassa sull'occupazione di suolo pubblico) dell'ufficio Tributi non è finito solamente il Circolo del Tennis. Ci sono molte altre attività ludiche e imprenditoriali per i quali sono stati inviati oltre mille avvisi per un gettito totale previsto che sfiora i 100 milioni di euro. Precisamente sono 91 milioni e 767 mila euro per gli anni che vanno dal 2014 al 2019.

L'elenco dei concessionari che devono mettere mano al portafogli è lungo una settantina di nomi. Ci sono privati cittadini che occupano un piccolo spazio davanti la villa che pagano somme irrisorie come concessionari. È il caso, ad esempio ma non è il solo, di Rita Bonfante che ha in dotazione 22 metri quadrati e sborsa 247 euro di concessione annuale, ma ne deve versare 1.467 di Tosap: ci sono ricorsi pendenti. C’è chi ha accettato di pagare, chi ha chiesto una rateizzazione e chi invece ha impugnato la cartella.

L'elenco contempla bar, conventi, circoli, officine nautiche, condomini, bed and breakfast, parcheggi, chioschi. Ad esempio, le attività che si svolgono all'interno del complesso della ex chimica Arenella sono fra quelle che hanno il conto più salato: «Ador. Ter. Mar» 31 mila euro l'anno, l'«Asd Delfini» con 6300 metri quadrati di concessione ha un conto di 402 mila euro all'anno. E poi, «Naval Sistem» con 220 metri circa 14 mila euro l'anno di indennità di occupazione (non ha presentato ricorso), «Manda Servizi» con 3.308 metri quadrati 81 mila euro all'anno. C'è «Barra Group» con 3300 metri quadrati che per ogni anno ha la cifra è di 111 mila euro. Citarli tutti è difficile. Ma a titolo di esempio c'è «Bowling» che versa 59 mila euro di canone, ma di Tosap 226 mila: ci sono cause pendenti anche qui. Perfino il «Collegio di Maria la Purità», a San Lorenzo, deve circa 17 mila euro all'anno di Tosap, ma ha fatto causa; inoltre le antenne di Ray Way non avevano mai pagato l'occupazione di suolo che secondo i calcoli del Comune ammonta a 452 mila euro: l'ufficio legale dell'azienda televisiva ha fatto ricorso per gli anni dal 2014 al 2018.
Il cambio di rotta rispetto alla richiesta di pagamento ha coinciso, nel 2019, con il ritorno alla direzione degli uffici di Maria Mandalà, oggi divenuta capo area. Un rullo compressore che ha ingaggiato la lotta contro gli evasori su cui dovrebbe ruotare anche il piano di riequilibrio che si basa su un innalzamento consistente dei volumi di riscossione (soprattutto della Tari). Ma ancora l'amministrazione non ha provveduto a dotare l'ufficio delle professionalità che la dirigente ha chiesto per potere cominciare a delineare un percorso antievasione, ragione per cui lei non ha fornito il parere positivo alla manovra.

Nel caso della Tosap per i concessionari, a dire il vero, non siamo di fronte a evasori. Il Comune, infatti, non aveva mai preteso il pagamento, e molti ritenevano che il pagamento del canone assorbisse tutto il resto (cosa prevista dalla legge, ma il Comune non vi ha aderito). Il che è stato, fra l'altro, uno dei motivi che il Circolo dei Tennis ha opposto quando ha presentato il ricorso alla commissione tributaria, perdendolo, e andando in appello per evitare il salasso di 4,5 milioni chiesto da Palazzo delle Aquile. Sulle iniziative della Mandalà c'è stata anche una certa ostilità della stessa amministrazione emersa dalle carte dell'inchiesta sui presunti bilanci taroccati in cui è stato indagato persino il sindaco. Nelle intercettazioni telefoniche un ex assessore e il vicesindaco parlavano proprio degli avvisi Tosap inviati a tappeto. Il commento era stato: «Questa è una pericolosa. È una matta». Ma alla luce dei risultati e delle cause che sta ripetutamente vincendo fino a questo momento, tanto matta non deve essere. Al punto che poi nell'ambito della riorganizzazione della macchina comunale è stata poi promossa a capo area. Certo, con queste cifre si pone il problema della capacità di sopravvivenza delle strutture. Questione non secondaria. Sul punto, però, l’assessore ai Tributi, Sergio Marino è chiaro: «Le sentenze sono quelle che contano. Certo, ci sono gli appelli. Ma se la tassa è dovuta bisogna mettersi il cuore in pace e pagare».

 

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