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La crisi della tazzina fa un’altra vittima: chiude il bar Bristol

In una nota il legale rappresentante spiega che ad incidere sono stati pure «la rimodulazione di piattaforme e gazebo e i divieti attivati in via Amari»

PALERMO. La «crisi della tazzina» fa un’altra vittima in città. Per colpa del crollo degli affari chiude un altro bar storico, il Bristol di via Emerico Amari. La posizione strategica di fronte all’ingresso del porto, che ne faceva una sorta di tappa obbligata per i turisti in arrivo, e la vicinanza a tanti uffici con molti professionisti che sceglievano questo bar per il loro pranzo non sono più bastate. Il calo degli affari, che ha strozzato l’attività, ha avuto alla fine la meglio. Il gestore in una nota spiega le motivazioni che hanno portato alla chiusura. «Il profondo stato di crisi degli ultimi cinque anni ha determinato un impoverimento generale delle famiglie e del loro potenziale di spesa che ha coinvolto anche il settore alimentare e della ristorazione».

Una crisi, quella descritta dal gestore, che fa un’altra vittima eccellente tra i bar storici della città. A inizio anno a chiudere è stato il bar Renato di Mondello, che non riusciva più a pagare il canone d’affitto. Il 2014, invece, non è stato clemente. L’anno scorso ha chiuso, infatti, il celebre bar Mazzara di via Generale Magliocco. Una chiusura che ha mandato a casa una trentina di dipendenti. Poi è stata la volta del Pinguino di via Ruggero Settimo. Ultimo in ordine di tempo a chiudere i battenti tra i bar storici anche Recupero di via Malaspina.

Non solo crisi, però. Il gestore punta il dito anche verso alcune scelte dell’amministrazione comunale che avrebbero penalizzato l’attività. «Alla crisi si sono aggiunte difficoltà di tipo burocratico come la delibera del Consiglio comunale che ha portato alla rimozione delle piattaforme e dei gazebo. E non ultimo la chiusura della via Emerico Amari per i lavori dell’anello ferroviario che hanno dato il colpo finale alle già precarie condizioni aziendali».

Il messaggio del gestore si chiude poi con un desiderio che suona soprattutto come una speranza. «Spero e mi auguro di vivo cuore che questo locale, per la sua storia e per la sua riconoscibilità in Italia e all’estero, possa rinascere attraverso l’interesse di un gruppo di lavoratori e imprenditori per ridare a tutti i palermitani e ai turisti che arrivano al porto un luogo dove essere accolti, socializzare e ristorarsi».

La speranza, infatti, è che lo storico marchio possa continuare in qualche modo a restare vivo e a lavorare grazie ad altri soci, che sono in tutto sette, o ai dipendenti che sono al momento licenziati. Nel frattempo, il rappresentante legale del Bristol, Fabrizio Di Costanzo, ha annunciato la chiusura del bar e la società «Antica Pasticceria Bristol Srl» è stata messa in liquidazione. Ieri pomeriggio il centralino della società funzionava, ma negli uffici di direzione e amministrazione il telefono squillava a vuoto.

Termina così, nel modo peggiore, la storia del bar Bristol. Una storia tribolata che ha raccontato anche degli scossoni. Come quando nel 2006 il bar è stato sequestrato nell’ambito dell’indagine coordinata dal pm Nino Di Matteo che aveva portato all’arresto di Francesco Colletti, ritenuto un mafioso del mandamento di Villabate. Quando è stato arrestato, nel 2006, gli inquirenti avevano puntato anche sul bar Bristol, inizialmente sequestrato e poi restituito ai proprietari, persone diverse da Colletti. I pentiti avevano indicato l’imputato come il reale proprietario, ma la società «Antica pasticceria Bristol», titolare del locale, ha dimostrato la propria estraneità alle vicende del presunto mafioso e ne è uscita pulita. Il Bristol, dunque, è riuscito a resistere anche a una vicenda spinosa come può essere un’indagine di mafia. Ma non è riuscito a essere più forte della crisi.

 

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