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Morto l'artista palermitano Paolo Schiavocampo: tra le sue opere sculture della Fiumara d'Arte

pittura, scultura, Palermo, Cultura
La scultura di Paolo Schiavocampo "Una curva gettata alle spalle del tempo" alla Fiumara d’Arte

Lutto nel mondo della cultura. All'età di 97 anni è morto a Milano, dove viveva da tantissimi anni, il pittore e scultore palermitano Paolo Schiavocampo.

Le sue opere sono conservate ai Musei Civici di Pavia, alla Pinacoteca di Macerata, alla California State University di Los Angeles, al Museo di Gibellina (Trapani), al Museo di Bochum. Fra i suoi lavori anche "sculture ambientali" della Fiumara d'Arte.

Schiavocampo era nato a Palermo il 6 novembre 1924 e dal 1948 viveva e lavorava a Milano. Aveva studiato architettura a Roma e Milano, perfezionando la sua tecnica nelle accademie di Milano e di Venezia. La sua arte è protagonista di molte esposizioni personali e collettive e dà vita anche a monumenti pubblici.

Ha realizzato interventi monumentali nelle piazze di Rapolano Terme (Siena) e di Gibellina, oltre al lavoro svolto per la Fiumara d'arte di Antonio Presti. Ma c'è la sua firma anche sulla grande Fontana a Vada (Livorno), sull’opera simbolo della Fondazione Floriani di Milano (L’albero della vita), sul Kunstzone del Parco di Hattingen in Germania, e sulla Fontana Rondò di Sesto San Giovanni.

Lo ricorda Roberto Cenati, presidente Anpi Provinciale di Milano, l'associazione nazionale partigiani d'Italia alla quale si era iscritto. «Ho avuto modo di conoscere Paolo negli anni della mia presidenza della Sezione Anpi Poldo Gasparotto di Porta Venezia, alla quale Paolo era iscritto. Paolo proveniva da una famiglia antifascista. In una preziosa autobiografia, datata gennaio 2004 che Paolo mi aveva consegnato si legge: “Il 25 aprile sono a Milano in piazza Duomo, partecipo alla festa e alla gioia generale. Quanta gente! Le formazioni partigiane passano sui camion e sfilano a piedi. Ascolto discorsi di pacificazione. Niente pacificazione può esserci per torturatori e responsabili politici di Salò. Qualche settimana prima ero entrato nelle formazioni partigiane dei giovani liberali – mi piaceva il nome – di politica ne sapevo poco».

Cenati aggiunge: «Paolo ha saputo trasmettere a tutti noi i valori dell’antifascismo, della Resistenza e l’importanza dei principi sanciti dalla nostra Carta Costituzionale. Non dimenticherò il suo meraviglioso sorriso che sapeva trasmettere serenità, fiducia e speranza in un mondo migliore».

Lo ricorda anche il nipote, lo scenografo Francesco Zito: «Se ne è andato il mio amato zio Paolo! L'ho tanto ammirato, sia come uomo che come artista. Simpatico, spiritoso, divertente, anticonvenzionale e molto, molto colto. Fin da piccolo ero affascinato dalla sua arte… Sono terribilmente triste per questa perdita…».

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