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A PALAZZO CHIARAMONTE

Palermo, serata per doppia arpa ed attrice per dare voce a Galileo Galilei

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I «Capricci» di Ascanio Mayone e le parole dello scienziato per «Antonio Il Verso»

PALERMO. «Quanto alla prima domanda generica... non poter mai la Scrittura Sacra mentire o errare... solo avrei aggiunto che potrebbe talvolta errare alcuno de’ suoi interpreti ed espositori». Così Galileo Galilei a Benedetto Castelli. Uno dei testi che in alternanza di parole e note costituiranno l'intreccio per Deda Cristina Colonna (recitazione) e Mara Galassi (arpa doppia), questa sera alle 21 a Palazzo Chiaromonte per l'associazione «Antonio il Verso», di un intrattenimento secentesco.
Testi e momenti essenziali della vicenda dello scienziato pisano, «diversi Capricci di Ascanio Mayone, coevi, addirittura con un rapporto strettissimo - ne indica l' assoluta coincidenza di date Mara Galassi- in quel 1609 in cui Galilei decide di usare il cannocchiale ricostruito per guardare le stelle ed è l' anno in cui esce il primo Libro di Capricci di Mayone».

Di che stile?
«Mayone è molto trasgressivo. Organista e maestro di cappella a Napoli, fu poi primo organista alla cappella vicereale».

Leggere gli scritti di Galilei non può risultare un po' difficile all'ascolto?
«Direi recitazione più che lettura e poi la lingua di Galilei - sottolinea Deda Colonna - è di limpida chiarezza. Chi la propone naturalmente ne incide in profondità il senso».

Da che cosa è nato il vostro incontro?
«È stata Mara ad avere l'idea per un progetto precedente legato al Caravaggio».

Avete proposto la serata di oggi in altre sedi?
«Sì: a Genova, Urbino, Asiago all'Osservatorio astronomico».

Capricci all'arpa doppia...
«Si tratta di un'arpa con più di una fila di corde. Quella di stgasera, che è una copia dell'arpa Barberini del 1630, ha tre ordini di corde. Lo strumento era usatissimo tra fine Cinquecento e tutto il Seicento a Napoli e Roma».

Sarà un ritmo vicendevole di testi e musica?
«Un brano di Mayone sarà eseguito insieme alla recitazione per il tentativo di confondere vicendevolmente note e parole allo scopo di indicare quanto Galilei fosse al di sopra di tutto. Altri brani sono più semplici, alcuni descrittivi, altri servono più da sottofondo al testo».

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