
Fuoco e pallottole allo Zen avrebbero un obiettivo ben preciso: le attività gestite dalla famiglia Ferrara, che avrebbe in mano decine tra negozi e centri scommesse. L’arresto dei giorni scorsi del diciottenne (membro della famiglia) accusato di tentato omicidio per l’accoltellamento del 9 marzo, in via Costante Girardengo, sarebbe solo la punta dell’iceberg di una faida che si è fatta sempre più pesante dopo i fendenti inferti al trentaduenne I. F., con un passato da pugile e con precedenti per spaccio.
Tocca agli investigatori della squadra mobile capire se l’accoltellamento e le spedizioni punitive degli ultimi mesi siano collegate. Di certo c’è che tra le famiglie dei Ferrara e dei Maranzano, clan noto alle cronache per fatti di sangue e un fiorente business di stupefacenti, non sembrerebbe scorrere buon sangue. La vittima dei fendenti del 9 marzo sarebbe collegata a quest’ultima famiglia e a far scoppiare la faida tra i casermoni sarebbero state le mire sugli affari dei Ferrara e un debito legato alla droga: per ripianare la faccenda sarebbero stati chiesti circa 200 mila euro che avrebbero colpito al cuore i guadagni della famiglia che gestisce la gran parte delle attività commerciali.
Il rifiuto avrebbe scatenato la pioggia di pallottole e i roghi contro automobili, negozi e box, che sarebbero riconducili ai Ferrara. Che non avrebbero mollato il colpo.
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