
Il processo Octopus sui buttafuori imposti dalla mafia ai locali della città e della provincia arriva al secondo giro di boa. I giudice della Corte d’appello hanno in parte modificato l’impianto del verdetto contro i dieci imputati per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Sette le condanne e tre le assoluzioni. Giovanni Catalano, che in primo grado era stato assolto, è stato condannato a 6 anni e 8 mesi. Assoluzioni confermate per Antonino Ribaudo, Ferdinando Davì e Emanuele Rughoo Tejo (sopravvissuto alla strage di Casteldaccia del 3 novembre del 2018, quando per via dell’esondazione del fiume Milicia una villetta venne travolta da un’ondata di fango, causando 9 morti). Ad Andrea Catalano (nella foto) , chiamato a rispondere di un’ulteriore estorsione, la pena è stata aumenta a 8 anni e 4 mesi (in primo grado 8 anni). Gaspare Ribaudo ha avuto un mese in meno (7 anni e 3 mesi), mentre per gli altri le pene sono confermate: a Cosimo Calì 5 anni, a Emanule Cannata 7 anni e mezzo, a Francesco Fazio 8 mesi e a Davide Ribaudo un anno.
Nel procedimento si sono costituiti parti civili il Centro Pio La Torre, Addiopizzo, Sicindustria, Federazione antiracket, Sos Impresa, Confcommercio e Solidaria (assistite tra gli altri dagli avvocati Fabio Lanfranca, Ettore Barcellona, Francesco Cutraro, Salvatore Caradonna, Maria Luisa Martorana, Valerio D’Antoni, Ugo Forello e Fausto Amato). Addiopizzo, che ha dato sostegno nel percorso di denuncia ai titolari del caffè Verdone di Bagheria, ricorda «soprusi, aggressioni, minacce ed estorsioni finalizzati a imporre la vigilanza privata nei loro pub. I giovani commercianti erano esausti per le risse scatenate dal nulla , preoccupati di perdere clientela e vanificare i sacrifici fatti fino a quel momento. L’indagine e la conclusione del processo hanno consentito di accertare l’esistenza di un gruppo di persone dedite a imporre la vigilanza privata in molti locali. Oggi esistono le condizioni per denunciare in sicurezza e affrancarsi dal fenomeno estorsivo». Secondo Addiopizzo, «quello che appare chiaro anche da questa storia è che chi paga per paura riesce a trovare anche dopo tanto tempo una strada per dire basta e affrancarsi dai condizionamenti mafiosi. Oggi però la maggior parte degli operatori economici che pagano le estorsioni compie tale scelta non per paura ma per convenienza. Il fenomeno non è più quello di venti anni fa e vede molti di coloro che pagano il pizzo ricercare, più che subire, la messa a posto».

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