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Mafia e scommesse a Partinico, in Cassazione cadono le aggravanti per Bacchi

Per l'imprenditore è accusato di essere la mente di questo sistema viene confermato il concorso esterno in associazione mafiosa, la pena dovrà essere rideterminata

L'arresto di Benedetto Bacchi

I giudici della sesta sezione della cassazione hanno riformulato la sentenza d’appello del processo «Game over» su mafia e scommesse a Partinico. Per l’imprenditore Ninì Bacchi, di Partinico accusato di essere la mente di questo sistema di scommesse con l’appoggio della mafia, viene confermato il concorso esterno in associazione mafiosa, ma vengono meno le aggravanti di reimpiego delle somme e utilizzo di armi. Per questi due capi d’imputazione tutto rimandato in appello per riesaminare la pena che era stata inflitta a 13 anni e 9 mesi che dunque si dovrebbe andare a ridimensionare.

«Ci riteniamo soddisfatti - affermano i due legali di Ninì Bacchi, Antonio Maltese e Daniele Francesco Lelli - anche perché la sua posizione era molto complessa, però la Cassazione comunque ha accolto una parte del nostro ricorso. Benedetto Bacchi ribadiamo che non è mafioso, è un concorrente esterno, è ritenuta persona che nella sua carriera in un modo o nell’altro comunque ha avuto contatti con la mafia ma è estraneo alle logiche mafiose tanto che due delle aggravanti del 416 bis sono state escluse». Anche per altri due imputati, Salvatore Ingrasciotta e Antonio Grigoli, le pene saranno da riformulare secondo quanto stabilito nell’ordinanza dalla suprema corte. Per altri 9 invece è arrivata l’assoluzione: Francesco e Fabio Lo Iacono, Maurizio Primavera, Maicol Di Trapani, Alessandro Lizzoli, Domenico Bacchi, Alessio Vito Di Trapani, Giuseppe Italo Pecoraro e Diomiro Alessi. Una sola la condanna confermata, quella a Francesco Paolo Pace che quindi ha avuto inflitti in via definitiva 3 anni e 4 mesi.

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