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L'ORDINANZA

L'inchiesta di Giardinello, il disperato tentativo di Ciuro: raggiro per non pagare 200 mila euro

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Un raggiro per evitare di pagare 200mila euro. L'ex maresciallo della Guardia di Finanza in servizio alla Dia Giuseppe Ciuro, è coinvolto nell'indagine per corruzione a carico dell'ex sindaco di Giardinello De Luca. Per lui il Gip di Palermo, Cristina Lo Bue, ha chiesto il sequestro preventivo del denaro oggetto dei rapporti finanziari. Si procederà ad avvertire l’istituto bancario che il conto è abilitato a ricevere accrediti di denaro ma il Fug (Fondo Unico Giustizia) e non la banca avrà la custodia dei rapporti sequestrati.

In passato Ciuro era stato coinvolto anche nell'inchiesta sulle cosiddette talpe alla direzione distrettuale antimafia che vide indagato e condannato anche l'ex presidente della Regione Siciliana, Salvatore Cuffaro. Ciuro era stato condannato a 4 anni e 8 mesi per favoreggiamento alla mafia e al pagamento di più di 200 mila euro per le spese processuali e il mantenimento in carcere. Ma l’ex maresciallo allora ottenne la remissione del debito dal Tribunale di sorveglianza perché, a suo dire, per indisponibilità economica, non poteva pagare la somma.

Secondo gli inquirenti, per non saldare il suo debito con lo Stato, Ciuro avrebbe dichiarato di essere indigente e a tal fine avrebbe chiesto la residenza nel Comune di Giardinello utilizzando un’abitazione del padre del sindaco. Ciuro dimostrava così di non avere un immobile di proprietà, costituendo un nuovo nucleo familiare a reddito zero.

La vicenda però insospettì i carabinieri che aprirono un’indagine accertando che l'abitazione indicata da Ciuro, al piano terra in via Vittorio Emanuele, come sua residenza era in realtà vuota, in pessimo stato che evidenziava l’impossibilità di abitarvi e anche i residenti del primo piano dichiaravano che il piano terra fosse disabitato.

Il 15 gennaio del 2020 l'ex maresciallo della Finanza, come si legge ancora nell'ordinanza del Gip, pur se non convocato, si presentò ai carabinieri della stazione di Montelepre fornendo alcuni chiarimenti sul luogo di residenza e raccontando che si stava separando dalla moglie e che saltuariamente occupava l'immobile di Giardinello che era, però, fatiscente. Ai militari, inoltre, Ciuro disse ancora di aver scelto Giardinello come Comune di residenza perché lì aveva amici e conoscenti. Il cambio di residenza, secondo l'accusa, sarebbe avvenuto in modo non corretto e sarebbe stato sollecitato al telefono dallo stesso sindaco. Lo ha confermato un agente della polizia municipale, indagato. "Siamo amici - ha raccontato - e proprio per questo sono stato sorpreso del fatto che mi abbia indotto ad eseguire un falso accertamento, cosa che io avevo intuito, ma su cui lui mi ha detto di stare tranquillo e non preoccuparmi". Ciuro disse di vivere a Palermo presso l'abitazione della nuova compagna, fornendo per eventuali comunicazioni l'indirizzo dello studio dell'avvocato ed ex pm Antonio Ingroia a Roma dove, così ha riferito, svolgeva l'attività di collaboratore. Ingroia e Ciuro si conoscono da anni: l'ex maresciallo lavorava in Procura con l'ex magistrato, anche lui adesso coinvolto nelle indagini. Sulla base dei tanti elementi emersi, è stata avviata un’indagine con intercettazioni, acquisizione di tabulati e analisi di banche dati da cui emerge il quadro indiziario a carico degli indagati.

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