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L'OPERAZIONE

Misilmeri, le mani della mafia su trasporto dei malati e servizi funebri: ecco come li gestivano

Le mani della mafia anche sui trasporti dei malati negli ospedali Civico e Policlinico di Palermo e anche sui servizi funebri. E guai a sgarrare. "Patti chiari, amicizia lunga", si legge nelle intercettazioni, e gli intrusi non sono, diciamo così, ben visti.

Tutto questo emerge dall’inchiesta dei carabinieri che oggi hanno arrestato sei persone tra le quali i vertici del mandamento di Misilmeri, nel palermitano. Michele Sciarabba, capo del clan.

All’ospedale Civico e al Policlinico di Palermo non voleva mosca senza che il boss di Misilmeri volesse. Ad aiutarlo nel
business: Alessandro Ravesi, palermitano di 45 anni, e Giusto Giordano, 55 anni di Misilmeri. Secondo la Procura, Sciarabba si sarebbe inserito insieme alla famiglia mafiosa dei D’Ambrogio nella gestione illecita dell’attività di trasporto di malati.

E chi, fuori dal mandamento, cercava di ritagliarsi uno spazio nell’affare non era gradito. A Sciarabba sarebbero stati segnalati degli "intrusi", "un nuovo servizio ambulanze" cioè che avrebbe cercato di inserirsi nel mercato. Dall’inchiesta è emerso come l'ingresso di una nuova azienda di trasporti sanitari, vicina alla famiglia mafiosa di Altarello, avesse generato fastidio nei titolari dell’agenzia vicina a Sciarabba.

Le intercettazioni

Quanto emerso nel corso delle investigazioni fa comunque comprendere in maniera chiara il ruolo di coordinatore e garante degli accordi raggiunti svolto da Sciarabba e ciò in ragione del ruolo apicale rivestito all'interno della associazione mafiosa e poi anche in considerazione della sua parentela con i D'Ambrogio. La polizia giudiziaria acquisiva innanzi tutto l'elenco delle aziende/cooperative, alle quali si fa riferimento e che sono riconducibili alle persone che partecipano alle conversazioni intercettate, e che costituiscono i punti di riferimento delle aziende gestite sotto la guida di Michele Cosimo Sciarabba.

In una conversazione tra Sciarabba e D'Ambrogio, detto "Totino", con il secondo che chiedeva in maniera imperativa un incontro immediato con il cugino. Dall'ascolto della conversazione , si capiva la motivazione dell'urgenza dell'incontro tra i due, ovvero una lite nata tra i fratelli Salvatore e Massimiliano D'Ambrogio in merito alla gestione dei trasporti malati e del parco auto delle loro aziende; la diatriba tra i due aveva portato i figli di Massimiliano a sottrare una delle ambulanze in uso a Salvatore D'Ambrogio. Totino D'Ambrogio certo dell'ascendente che Michele Sciarabba ha nei confronti del fratello Massimiliano chiedeva il suo intervento per redarguire il fratello  Massimiliano e fargli restituire l'ambulanza sottratta. Nonostante il tono utilizzato da Michele Sciarabba: "...eh ti ho chiamato, gli dici ai tuoi figli e per primo tu che la smettete in queste istante", Massimiliano D'Ambrogio non ritornava sui suoi passi e Michele Sciarabba chiedeva un incontro per parlarne di persona: "...massimo ora fra un'oretta ci vediamo, digli ai tuoi figli di andare a lasciare l'ambulanza là sotto, dove se la sono andati a prendere...".

"Patti chiari, amicizia lunga"

Le conversazioni captate oltre a chiarire le motivazioni che avevano portato alla lite tra i due fratelli D'Ambrogio, aprivano uno spaccato sul mondo delle società di trasporto malati e sulle regole non scritte che regolano questa attività nella città di Palermo, con particolare riferimento alle società che gravitano nella sfera di influenza della "Dinastia D'Ambrogio".

Le stesse conversazioni consentono inoltre di definire il ruolo apicale svolto da Sciarabba, chiamato a dirimere contrasti familiari ma soprattutto a dettare condizioni ed a stabilire i nuovi assetti societari. "Nella società, nella società patti chiari ed amicizia lunga - dice - Io poco fa prima che lui iniziava che lui ha portato un altro discorso, se la voleva prendere lui, io che cosa ho detto...ma se viene mio cugino che si chiama D'Ambrogio

...-Jhonny: eh!...Michele: ed è figlio di Gaspare la buonanima, ...inc...figlio di mio zio Michele, un domani ...inc...ci vogliamo mettere Croce Sana, non esiste....-Jhonny: Croce Sana era Peppuccio, stop".

Nel prosieguo della conversazione venivano ulteriormente ribaditi a Giannone le condizioni per entrare in società con Massimiliano D'Ambrogio: "Mi ha chiamato dicendo: ma tu hai discorsi, hai problemi che io mi metto in società a Salvo? - dice "Totino "-. Ed io che cosa ti ho detto? ti ho detto: senti, finchè siete in società io...per me...non è niente...io...finchè la società la croce Sana... che cosa ti ho detto Salvo? finché la Croce sana sarà con D'Ambrogio, sarà con mio fratello Fedele, sarà con mio fratello Giacomo..(si accavallano le voci). "Io forse non mi sono spiegato...qua solo i figli di Peppuccio" dice Sciarabba. "Finalmente l'hai capito .. -", ribadisce Totino.

I malati Covid

Non potevano mancare anche discussioni sui malati Covid. Sciarabba, nel corso di un incontro, si lamentava col cugino Totino D'Ambrogio della gestione attuale dei trasporti delle persone colpite dal virus.

"Perché con l'Asl?", dice Sciarabba. "Perché il 118 è saturo", risponde Totino. "Io non capisco un'altra cosa, il 118 dice che è pieno di lavoro, ci siamo fino a qua? e perchè fanno i trasporti, i trasporti  Covid negli altri ospedali, perché li porta che tu già hai il tuo lavoro, devi andare a togliere lavoro...-Totino: ....inc...perché quelle sono ambulanze interna, non c'entra....-Michele: no

....inc....-Totino: ...inc...hanno altri impegni, però lo sanno fare...-Michele: è normale...- Totino: hanno preso per dire 5-6 ambulanze e le hanno dedicate per il trasporto covid....- Michele: e scusa se io la notte sono la al Buccheri (ospedale Buccheri La Ferla ndr) perché mi devi venire a togliere il pane a me? Perché tu ce lo fai per esempio...".

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