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Nuovi guai per Silvana Saguto: spunta un sequestro gonfiato per favorire il marito

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Palermo, Cronaca
Una foto diffusa dalla Dia in occasione del sequestro dei beni ai Virga

In arrivo nuovi guai giudiziari per Silvana Saguto, l’ex presidente delle misure di prevenzione del tribunale di Palermo, che mercoledì scorso è stata condannata a 8 anni e 10 mesi (con l’aumento della pena rispetto al primo grado) dalla corte d’appello di Caltanissetta per vari reati, tra i quali corruzione, concussione e abuso d’ufficio. Questa volta l’ipotesi di reato è di corruzione in atti giudiziari e falso: il gip di Caltanissetta, Gigi Omar Modica, ha infatti respinto la richiesta di archiviazione dei pubblici ministeri, accogliendo invece l’opposizione dell’avvocato Luca Inzerillo, che assiste gli imprenditori Virga di Marineo, ai quali nel 2015 vennero sequestrati, in base alla decisione dell’ex magistrato (che non riunì, come avrebbe dovuto, il collegio), impianti di calcestruzzo, imprese edili, aziende agricole e di produzione di gas terapeutici e industriali, attività di ristorazione e immobili per un valore stimato di 1,6 miliardi di euro. Proprio questo valore enorme, secondo i Virga, sarebbe stato gonfiato: da qui scattò la denuncia contro la Saguto da parte degli imprenditori ai quali un anno fa venne restituito l’80 per cento dei beni, anche se «le nostre aziende - aveva dichiarato Gaetano Virga - oggi versano in stato di abbandono. Il nostro lavoro, le nostre vite, sono state distrutte».

Sulla legittimità di questo provvedimento servono quindi ulteriori accertamenti, soprattutto per fare chiarezza sulla nomina, come amministratore giudiziario, del commercialista Giuseppe Rizzo, il cui profilo sarebbe stato «suggerito» dall’ufficiale della Dia Rosolino Nasca, anche lui condannato a Caltanissetta (a 2 anni e otto mesi). La scelta di Rizzo - che poi venne sollevato dall’incarico dal nuovo presidente delle Misure di prevenzione, Raffaele Malizia - «ma anche l'emanazione del sequestro di prevenzione, erano frutto di corruttela, in quanto fortemente condizionati e inquinati dalle promesse illecite del Nasca», scrive il gip di Caltanissetta nella sua ordinanza. Nelle intercettazioni, infatti, Nasca fa un riferimento esplicito al marito dell’ex giudice, Lorenzo Caramma (altro condannato a Caltanissetta): «Non comparirà da nessuna parte - scrive ancora il giudice Modica citando le intercettazioni - viene assunto da un’altra, da una terza persona. Non emerge assolutamente nulla, da nessuna parte, quindi, lo sappiamo solamente noi due e lo saprà solamente tuo marito, il quale non avrà rapporti con Rizzo, quindi stai tranquilla».

C’è poi l’altro aspetto che riguarda il sequestro dei beni ai Virga: in questo caso Saguto non avrebbe studiato a fondo le migliaia di pagine del provvedimento, decidendo in maniera autonoma senza nemmeno convocare la camera di consiglio collegiale a cui dovevano partecipare i giudici Fabio Licata e Lorenzo Chiaramonte. «In un periodo in cui la dottoressa Saguto - si legge ancora nell’ordinanza - era intercettata sia al telefono, sia sul luogo di lavoro, non esiste una conversazione telefonica o ambientale nella quale possa rinvenirsi un barlume di riflessione o di cenno tra colleghi in ordine alla scelta se accogliere o meno la richiesta di sequestro dei beni dei Virga. È chiaro ed evidente piuttosto come l’attenzione della Saguto sia tutta concentrata sulle opportunità lavorative per persone a lei vicine, che il provvedimento avrebbe consentito e sulle necessarie misure di prudenza da adottare per ridurre al minimo il rischio che qualcuno (attraverso ad esempio l'interrogazione di una banca dati ) si accorgesse che tra i collaboratori di Rizzo vi fosse suo marito».

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