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PALERMO

Le fedi nuziali per il 50° anniversario di matrimonio del boss a spese del clan

di
blitz antimafia, Palermo, Cronaca
Un fermo immagine dal video dell'Operazione Vento. Nel riquadro Calogero Lo Presti

Punciute da classico battesimo mafioso. E fuitine con la protezione del boss, sempre da copione. Come la punizione dell’affiliato che perde la testa per la figlia di un militare e abbandona la moglie. Il codice d’onore entra con tutte le sue folkloristiche sfaccettature nelle carte dell’indagine dei carabinieri, coordinati dal procuratore aggiunto della Dda Paolo Guido e dai sostituti Gaspare Spedale e Giulia Beux, che ha portato al fermo di diciotto presunti appartenenti al mandamento di Porta Nuova, che include alcuni quartieri del centro di Palermo come i mercati storici e la Zisa.

Una operazione incalzata nei tempi dall’omicidio di Giuseppe Incontrera, uomo ritenuto ai vertici del clan dopo i forzati avvicendamenti provocati dagli arresti e dalle condanne dei vecchi capimafia che però, ad un certo momento, tornano in libertà e battono cassa per ritagliarsi nuovamente un ruolo nella propria «casa».

Il 7 gennaio 2020 è stato scarcerato il boss Calogero Lo Presti, 69 anni, alias zio Piero, uomo tenuto in alta considerazione anche per la sua indole violenta. È quanto emerge da una intercettazione captata dai militari: «È una belva, in carcere lo rispettavano tutti - dicono due indagati -. Un macello ha combinato ... non si scanta ... non si scanta di nessuno». Ma la paura di una rivalsa per tornare al centro del potere resta e gli Incontrera, padre figlio e moglie, ne discutono, sottolineando che il boss e tutti i suoi parenti si sarebbero dovuti dare una calmata anche se ormai tutti si recavano dall'anziano mafioso per riverirlo (leccuniari) ed a «raccontargli cose...».

Pur continuando ad occuparsi di questioni di rilievo mafioso e attraendo su di sé il rispetto delle giovani leve che lo consideravano ancora «il perno» del clan e lo portavano a modello (aspirare a farsi 10 e 15 anni di carcere, seguendo il suo esempio), zio Piero, lungi dal volere tornare al comando della cosca, secondo gli inquirenti, si aspetta e ottiene invece un trattamento di favore e autonomia dal sodalizio. Un funerale è l’occasione per parlare con lui di affari e contenziosi.

La prima è una richiesta personale: le fedi nuziali per il cinquantesimo anniversario di matrimonio dovevano essere a spese del mandamento. Desiderio esaudito grazie all’intervento del capo mandamento e del suo vice Giuseppe Incontrera, che avrebbero assecondato «le pressanti, talvolta addirittura aggressive, richieste dell’anziano sodale», si legge nell’ordinanza.

L’amore e i suoi tortuosi sentieri fanno capolino in un'altra occasione, di cui è direttamente investito il boss. Tra le delicate questioni di interesse per la consorteria, infatti, c’è pure la gestione di una fuga d’amore con relativa pianificazione di pestaggio a tutela dei due ragazzi coinvolti. L’anziano boss minacciava di intervenire in modo violento (rompere le corna) nei confronti di una terza persona, il compagno della madre della ragazza, intervenuto per fare interrompere la fuitina perché aveva lui stesso mire sulla ragazza: «Quella è figlia della tua innamorata...sei un cornuto..! tu secondo me...hai...hai altri interessi...tu sopra la ragazza...perché è bella...». L’accusa era quella di avere anche interessi personali sulla ragazza. Per tale affronto, l’uomo doveva ricevere una punizione esemplare: «Vediamo se lo... se lo devo prendere dall'orecchio e glielo devo staccare».

Dai sentimentalismi alla estorsione ai danni di un imprenditore che, per un'altra «esigenza» di Calogero Lo Presti, sarebbe stato spogliato di un terreno nel centro della città. Zio Piero doveva utilizzarlo per allevare i suoi animali.

Il tradimento non s’ha da fare, e chi lascia mogli e compagne rischia il richiamo all’ordine. La famiglia, prima di tutto, è un concetto largamente radicalizzato negli ambienti mafiosi. Ed è affidata allo stesso padre del fedifrago la missione di farlo rientrare a casa, dalla quale si era allontanato, perché la convivente aveva scoperto la relazione sentimentale che aveva con un'altra ragazza, che lavorava come commessa e che era figlia di un maresciallo dell’esercito.

L’uomo prometteva ai sodali che avrebbe punito in modo severo e violento il figlio: «Lui non è che lo sa che se arriva a fare una cosa di queste si può levare pure dall'anagrafe ... lui lo sa che lo ammazzo...». Dall’altro lato, c’era l’impegno a fare licenziare la ragazza per farla sparire dalla zona e interrompere così la relazione pericolosa: «Falla andare via da dove lavora ah!», suggeriva il capo mandamento. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Intanto, il padre vendicativo era riuscito a beccare il figlio che era stato da lui picchiato e minacciato di morte per avere tradito la compagna: «Pezzo di indegno, la testa te la levo ...lo hai capito che sei un cornuto e sbirro e indegno ?! Ora vattene a casa e non ti muovere più da dentro, poi più tardi se ne parla».

Del resto, dal traffico di droga alle risse tra privati, «può dirsi che il mandamento mafioso di Porta Nuova osserva e disciplina ogni aspetto della vita sociale nella sua zona, rivendicandolo appunto come proprio e impiegando, nella consapevolezza che questa è essenzialmente la sua principale funzione - scrivono i giudici - ogni risorsa per soddisfare le istanze del territorio o per regolare eventuali contrasti, infliggendo le relative - talvolta molto gravi - sanzioni».

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