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Alga tossica: a Capaci divieti revocati, ma a Isola delle Femmine resta l'allarme

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alga tossica, Palermo, Cronaca

Ancora presente l’alga tossica a Capaci e Isola delle Femmine. Ma se in un tratto di mare i valori non sono più preoccupanti, c'è un'altra porzione di costa dove invece l'allarme resta alto.

Gli ultimi dati forniti da Arpa vedono, infatti, una forte diminuzione della presenza delle cellule dell’alga per litro nel litorale Capacense: dalle prime rilevazioni, infatti, i numeri si aggiravano oltre le 55mila cellule per litro (il massimo è su quota 30 mila), spingendo il sindaco ad emettere un’ordinanza di divieto di balneazione. Ad oggi si contano solo 18 mila cellule, valori che sono sintomo di un’emergenza che sembra rientrata - a Capaci - e hanno fato si che il provvedimento fosse revocato.

Le rilevazioni più preoccupanti però sono attinenti alle acque di Isola delle Femmine, dove la presenza di cellule dell’Ostreopsis ovata è salita da 34 a 79 mila per litro.

Da diversi anni ormai l’alga tossica si presenta nei nostri mari con una certa frequenza a causa dell’habitat idoneo alla sua crescita: «La presenza di scogli, le alte temperature del mare mai registrate in questo periodo (24 gradi in superficie) e la presenza di altre alghe, che giocano un ruolo di substrato fertile, aiutano l’alga tossica nel suo sviluppo», ha detto il presidente dell'associazione Liberambiente, Giuseppe Chiofalo.

Ma non solo. A contribuire alla fioritura dell’alga sono anche altri elementi, come l’elevata concentrazione di nutrienti, quali azoto e fosforo, che molto spesso è di origine antropica, ovvero provocata dalla mano dell’uomo, tramite l’utilizzo di fertilizzanti agricoli, detersivi e acque non correttamente depurate: «Molto spesso contribuiscono  anche le piogge e le mareggiate invernali - racconta Giuseppe Chiofalo - che portano con sé tantissime tipologie di rifiuti».

Il presidente di Liberambiente inoltre, invita a non cantare vittoria per i dati di Capaci: «Sono preoccupato per le future mareggiate - dice - dobbiamo pensare l’alga come un grappolo d’uva: ecco, gli acini, una volta esplosi, liberano le tossine in mare. Ancora non siamo in presenza di dati positivi».

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