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IL TRENTENNALE DELLA STRAGE

La sovrintendente Selima Giuliano, figlia di Boris: «Dopo Capaci, la mafia diventò problema di tutti»

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Selima Giuliano, sovrintendente ai Beni culturali di Palermo

«Le stragi del 1992 sono state un momento drammatico, ma anche di riscatto per le tante vittime di mafia precedenti a Falcone e Borsellino, fino a quel momento quasi ignorate e confinate nel dolore e nel ricordo dei familiari». Lo dice Selima Giuliano, figlia del commissario Boris Giuliano ucciso a Palermo nel 1979.

Da quel giorno, ritiene Selima Giuliano, che è sovrintendente ai Beni culturali per la provincia di Palermo, è cambiato tutto perché «prima il problema era esclusivamente dei morti ammazzati perché contrastavano la mafia e di noi familiari. Non c'era la reazione della società civile, ma un clima di omertà e indifferenza». In seguito anche il commissario Giuliano, «come gli altri, ha cominciato a essere ricordato per quello che fu: un uomo delle istituzioni che combatteva la mafia non per sé, ma per lo Stato che rappresentava. Noi in famiglia abbiamo sempre vissuto con grande orgoglio il suo sacrificio, e la polizia ci è stata sempre vicina, ma per il resto non c'era partecipazione né consapevolezza».

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