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L'INCHIESTA SULLA FORMAZIONE

Verbali mancanti, Savona chiede al ministro un'ispezione alla Procura e all'Ufficio del Gup di Palermo

di
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Riccardo Savona, presidente della Commissione Bilancio dell'Ars

Il parlamentare all’Ars Riccardo Savona ed il suo legale, Salvatore Traina, hanno chiesto al ministro della Giustizia Marta Cartabia l’invio di ispettori «all’Ufficio di Procura di Palermo e all’Ufficio del Gup». Savona è stato rinviato a giudizio con l’ipotesi di truffa aggravata per aver concorso alla fittizia costituzione di enti di formazione professionale per ottenere finanziamenti pubblici senza svolgere alcuna attività. L’inchiesta non riguarda il suo ruolo di presidente della commissione Bilancio all’Ars.

Il parlamentare ed il suo legale hanno evidenziato al ministro che «sono state sottratte, ripetutamente, all’esame della difesa ed alla valutazione del giudice, migliaia di pagine di atti d’indagine» e che «si ha fondato motivo di temere che lo svolgimento delle indagini ed il giudizio nei confronti di Savona abbiano violato fondamentali principi di legge e di giustizia».

Nel documento vengono ripercorse le fasi che hanno portato al processo che vede imputati anche la moglie e la figlia del deputato e alcuni suoi collaboratori. In particolare, si fa riferimento alla scoperta, «quasi fortuita, nel corso dell’attività di investigazione difensiva, che dal fascicolo del pm, dove per legge deve essere riversato tutto il materiale acquisito dalla polizia giudiziaria in fase di indagine, mancavano due verbali di interrogatorio». E che, su richiesta dello stesso pm alla guardia di finanza di «inviare tutti gli atti non ancora trasmessi», non erano stati messi a disposizione delle parti ben 11 verbali di Sit (sommarie informazioni testimoniali), 8.946 pagine di documenti e 67 foto.

«Prove documentali che - sostengono Savona e Traina - smentivano l’impianto accusatorio». Il deputato e il suo legale fanno rilevare che la finanza si era giustificata, sostenendo che «il reparto aveva subito una “riorganizzazione” logistica», ma che «non spiegava le ragioni per cui tale riorganizzazione dovrebbe giustificare la mancata trasmissione». Il gup, accogliendo l’eccezione della difesa, dichiarava la nullità dell’avviso di conclusione indagini e di tutti gli atti successivi, restituendoli al pm, e aggiungeva che la finanza aveva «perseverato nelle proprie condotte omissive, nonostante fosse emersa già prima dell’avvio dell’udienza preliminare l’incompleta trasmissione degli atti di indagine». Il giudice, quindi, disponeva la revoca del sequestro preventivo dei beni di Savona perché basato «su un quadro indiziario arbitrariamente alterato dalla indebita selezione degli atti d’indagine messi a disposizione delle parti».

La difesa di Savona ha denunciato che nel secondo avviso di conclusione indagini, sfociato nel rinvio a giudizio, mancano «tutti i documenti contabili degli enti di formazione acquisiti dagli inquirenti dai commercialisti, in parte sequestrati, e mai depositati, indispensabili in questo tipo di indagine». Il gup, conclude la difesa, ha rinviato a giudizio Savona «pur sapendo di non aver avuto nella propria disponibilità una cospicua ed importante mole di atti d’indagine».

 

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