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CORTE D'APPELLO

Palermo, ok al dissequestro di un'altra azienda del gruppo Cavallotti ma «restano opacità»

L’azienda dieci anni fa era al centro di un’indagine della Procura di Palermo, che aveva portato al sequestro, nel 2014, delle società del gruppo Cavallotti da parte della sezione misure di prevenzione, presieduta all’epoca da Silvana Saguto.

Il sequestro del 2014 era stato fatto sul presupposto che i Cavallotti senior, già sottoposti a misure di prevenzione personali e patrimoniali, avessero trasferito in blocco le loro attività e anche le commesse di cui usufruivano ai figli e ai nipoti, tutti molto giovani all’epoca dei fatti e ritenuti dai primi giudici privi di esperienza e affidabilità imprenditoriali per ottenere l’affidamento di appalti in alcuni casi da 800 milioni di euro. Poi, a partire dal settembre 2015, Saguto era finita prima sotto indagine e poi sotto processo a Caltanissetta per una serie di vicende legate a presunte irregolarità nella gestione dei beni sequestrati e confiscati e i Cavallotti avevano sostenuto di essere stati sue vittime. Nel 2019 il dissequestro era stato disposto da un collegio diverso da quello della Saguto, successivamente condannata a Caltanissetta a otto anni e sei mesi. «La costituzione della società Santa Teresa Immobiliare srl - scrive ora il giudice relatore del procedimento definito dalla Corte d’appello di Palermo, Aldo De Negri - e il successivo acquisto degli immobili è avvenuto al di fuori del perimetro temporale della pericolosità sociale manifestata da Salvatore Vito Cavallotti (ritenuta cessata nel 2009, ndr) e in mancanza di elementi dai quali desumere che tale acquisto sia stato possibile grazie a una provvista economica acquisita durante il precedente periodo di pericolosità, il decreto di confisca non può trovare conferma». I giudici rilevano però come alcuni passaggi di proprietà, con la vendita degli appartamenti toscani dalla società 3C di Salvatore Vito al figlio Vito Cavallotti, situazione in cui emergono dubbi sull’effettivo versamento del prezzo e su una donazione, portino a dire che la vicenda in generale «in realtà, ancora una volta, resta inquadrata nella zona opaca e apparentemente priva di giustificazioni di carattere commerciale e imprenditoriale che connota, con notevole frequenza, le vicende relative alle società oggetto del presente procedimento».

Sul presupposto che il passaggio dei beni ai figli fosse avvenuto in un momento in cui non era dimostrata la «pericolosità sociale» di Salvatore Vito, Gaetano e Vincenzo Cavallotti, la Corte di appello di Palermo ha confermato il dissequestro di alcune delle società degli imprenditori Cavallotti di Belmonte Mezzagno. Sempre sulla base di questo principio, la quinta sezione della Corte, che si occupa di misure di prevenzione, ha restituito agli ex «prevenuti» un’altra società, la Immobiliare Santa Teresa, oltre ad alcuni appartamenti e immobili che si trovano a Ponte Buggianese (Pistoia). Con questa decisione, che risale al 14 marzo ma che è stata depositata due giorni fa, il collegio presieduto da Giacomo Montalbano ha respinto l’appello proposto dai pm di primo grado, confermando un precedente decreto del tribunale, sezione misure di prevenzione, che nel maggio 2019 aveva dissequestrato le imprese Euroimpianti plus, Tecno Met, Energy Clima Service, 3C Costruzioni, Eureka, Vmg Costruzioni e Servizi, Prorison e di tutti i relativi beni aziendali. Le aziende sono quasi tutte fallite o non più operative. La Euroimpianti Plus è la società che nel 2011 effettuò i lavori di metanizzazione a Ravanusa (Agrigento), il paese in cui a dicembre scorso una fuga di gas ha provocato un’esplosione con nove morti.

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