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IL RICORDO

Venti giorni dopo il marito muore Antonella Azoti, una vita lottando la mafia

A distanza di venti giorni dal marito, Zino Mastrilli, è morta Antonella Azoti, 80 anni, la figlia del sindacalista di Baucina Nicoló Azoti, ucciso dalla mafia il 21 dicembre del 1946, all’età di 37 anni, quando la Azoti aveva solo 4 anni. Sia lei che suo marito sarebbero morti a causa del Covid. Entrambi avevano diverse patologie, poi peggiorate dal virus.

"Esprimo grande sofferenza per la scomparsa di Antonella Azoti e mi unisco al dolore di quanti l'hanno apprezzata per il suo instancabile impegno in difesa del valore della memoria e per la legalità dei diritti. Ai familiari, in questo momento di preghiera, rivolgo le mie più sentite condoglianze", ha detto il sindaco di Palermo Leoluca Orlando

"La Cgil si stringe con grande affetto ai figli Alberto e Gabriele e partecipa con commozione al nuovo lutto che ha colpito la famiglia. Antonella ci consegna l’impegno a mantenere viva la memoria, per non dimenticare che la lotta contro la mafia e per lo sviluppo della Sicilia è stata e dovrà sempre essere lotta di popolo”, dichiarano il segretario generale Cgil Palermo Mario Ridulfo e il responsabile dipartimento Legalità e memoria Dino Paternostro, ricordando la passione per tramandare la memoria, l’impegno civile instancabile, la collaborazione preziosa e la partecipazione sua e del marito Zino Mastrilli, entrambi iscritti allo Spi Cgil, a tutte le iniziative e manifestazioni della Cgil.

I funerali si svolgeranno martedì alle ore 9 nella Chiesa Gesù, Maria e Giuseppe, in via Sacra Famiglia, a Palermo. Il 27 gennaio di due anni fa, per l’inaugurazione di una strada intestata a Nicolò Azoti, durante le “vie dei diritti” intitolate dalla Cgil e dall’amministrazione comunale ai sindacalisti uccisi, all’interno del quartiere di Bonagia, Antonella Azoti, insegnante, era intervenuta per sottolineare ancora una volta, come ormai faceva da anni in giro per le scuole e nei quartieri, dopo aver rotto il silenzio nel 1992 sotto l’albero Falcone, l’importanza della memoria attiva da tramandare alle nuove generazioni.

“I sindacalisti, come è stato detto durante l’intitolazione di queste strade, sono stati essi stessi la prima carta costituzionale, perché diedero coscienza dei propri diritti ai lavoratori, ancor prima della Costituzione - queste le parole di Antonella Azoti - Per molti decenni i sindacalisti sono stati dimenticati, caduti nel baratro dall'oblio, sopravvissuti solo nel ricordo dei loro familiari. Un ricordo coltivato di nascosto tra le pareti domestiche. Questa non è stata memoria, non è stato lutto, ma solo sofferenza. Resa ancora più atroce dalle ricorrenti frasi che assolvevano l’operato della mafia e condannavano le vittime (‘se l’è cercata’, ‘chi gliel’ha fatto fare?). Nasce da qui il silenzio di questi anni, tanto prezioso per la mafia, e paradossalmente diventato anche un rifugio per i familiari, per proteggere la vittima e proteggere loro stessi, vittime vive”.

“Ma il lutto, il dolore per essere superati hanno bisogno di essere vissuti e condivisi - aveva aggiunto Antonella Azoti - Io la condivisione, la ricucitura delle ferite, l’ho conosciuta a partire da una data ben precisa, nel 1992, dopo la strage di Capaci, sotto l’albero Falcone. Oggi viene intitolata a mio padre e ad altri una via. Un memoriale importante, che perché da solo non può esaurire il concetto di memoria. C’è bisogno di altro, dobbiamo incontrare le realtà che nel territorio ci sono, le associazioni, le scuole, i circoli. Sento il dovere di presentare agli abitanti, giovani e meno giovani, agli anziani, questi uomini simbolo. Chi sono. Cosa hanno fatto, quale era il loro progetto, per cosa sono stati uccisi e quale era il loro nemico. Forse impareranno a conoscerli e, non dico ad amarli, ma ad apprezzarli per quello che hanno fatto, a cominciare dalle conquiste sul lavoro.

"Antonella e Zino erano inseparabili. Sempre insieme, in tutti i cortei, negli incontri organizzati dalle forze politiche della sinistra, dal sindacato, dall'ANPI. Se ne sono andati insieme, nel giro di pochi giorni. Hanno speso la loro vita nella ricostruzione della memoria e nell'impegno antimafia - dice Giusto Catania, assessore alla Viabilità di Palermo -.  La memoria di Nicolò Azoti era stata cancellata fino al giorno in cui la figlia Antonella, dal palco in cui si ricordava Giovanni Falcone, ha avuto la forza di prendere parola. Lei, una donna mite, sceglie improvvisamente di alzare la voce. E lo fa anche con un libro bellissimo, intitolato Ad alta voce, con cui vince il prestigioso premio istituito dal piccolo museo del diario.  Mi piace ricordare Antonella Azoti in uno dei nostri momenti insieme, il 21 dicembre del 2016, a settant'anni dall'uccisione del padre, quando ho avuto l'onore di rappresentare la città di Palermo nel giorno in cui si posizionava un cippo in memoria di un grande sindacalista ucciso dalla mafia. Grazie Antonella, ci mancherà la tua dolcezza e la tua forza".

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