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I retroscena del blitz antimafia a San Giuseppe Jato, Licari e Bommarito tra contrasti e paciate

Bar, centri scommesse e campo sportivo erano i luoghi di incontro del nuovo  clan di San Giuseppe Jato. In alcuni casi più riservati gli affiliati utilizzavano una masseria di contrada Traversa. È quanto emerge dall’operazione antimafia Jato bet. Le ipotesi di reato contestate sono associazione mafiosa, estorsione aggravata e cessione di sostanze stupefacenti.
Il cinquantaduenne infermiere Maurizio Licari, accusato di essere il cassiere e di riscuotere il pizzo, era solito frequentare le attività che sorgono in corso Umberto I all’incrocio con via Case nuove. Insieme a lui c’era spesso il trentasettenne di origini rumene Nicusor Tinjala.
Ed è lì che per mesi i carabinieri hanno monitorato gli spostamenti e gli incontri con Calogero Alamia e Giuseppe Antonio Bommarito, ritenuti affiliati al clan, e Massimiliano Giangrande, al quale non viene però contestato il reato associativo.

Sul Giornale di Sicilia oggi in edicola un ampio servizio di Leandro Salvia

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