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Palermo, la moglie del medico morto: "Si curava con le medicine"

«Forse non ci sentivamo ancora pronti, da parte mia forse anche un po' di paura, credo che ci sia un tempo di maturazione anche delle scelte, ma né io né mio marito abbiamo mai sottovalutato il Covid e mio marito ai pazienti che gli chiedevano consigli sul vaccino rispondeva "documentatevi e scegliete liberamente", siete liberi». Lo dice Rita La Mattina, 60 anni, impiegata regionale, moglie di Domenico Giannola, il medico di Cinisi  non vaccinato morto ieri a causa del virus.

«Sul conto di mio marito sto leggendo e sono state scritte tante stupidaggini - aggiunge - Mio marito era uno dei cinque specialisti in Sicilia di «medicina antroposofica», di grande cultura e di grande cuore che amava la sua professione e i suoi pazienti ai quali non si è mai negato, accogliendo e trattando anche chi non aveva disponibilità economica». La Mattina è risultata anche lei positiva al Covid, infatti, è in casa a Cinisi ed è seguita dai medici dell’Usca.

Al telefono, molto provata, spiega come è andata, precisando anche che l’uomo aveva avuto circa 7 anni fa un leggerissimo infarto: «Hanno detto che mio marito si curava con l’omeopatia e integratori: non è vero, perché seguendo i consigli del medico di famiglia ha fatto eparina e terapia antibiotica con cortisone, dopo le prime avvisaglie e la positività, gli amici portavano a casa le medicine. Purtroppo, non ce l’ha fatta. Resto, però, dell’idea che ciascuno è ancora libero in questo Paese di esprimere le proprie opinioni. Chi non è vaccinato lo mettiamo al rogo?».

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