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LE REAZIONI

Morte Giordano, Grasso: «Quei 35 giorni chiusi insieme in camera di consiglio»

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Pietro Grasso, ex giudice a latere del maxiprocesso

Immediate le reazioni alla morte di Alfonso Giordano, il presidente del primo maxiprocesso alla mafia, negli anni Ottanta.

Grasso: «Seppe governare l'aula-bunker nonostante le insidie»

«Ho appreso con dolore - ricorda il senatore Pietro Grasso, che fu giudice a latere in quello storico dibattimento - la notizia della morte del presidente del maxiprocesso, il giudice Alfonso Giordano. Ho condiviso con lui tre anni di lavoro, di impegno e di sacrificio. Accettò l’incarico con coraggio e seppe governare l'aula-bunker nonostante le insidie, le difficoltà e i tanti momenti di tensione che hanno caratterizzato i lunghi mesi delle udienze del processo più grande di sempre. Ho vividi ricordi dei trentacinque giorni che, insieme ai giudici popolari, passammo rinchiusi nella camera di consiglio per esaminare e decidere il destino processuale delle centinaia di imputati. Quella sentenza sancì l’esistenza, una volta e per sempre, di Cosa nostra. Abbiamo tutti il dovere di ricordare la sua figura ai più giovani. Al ricordo commosso del presidente Giordano unisco le più sentite condoglianze alla sua famiglia e ai suoi cari».

Pietro Grasso e Alfonso Giordano in un momento del maxiprocesso alla mafia

Maria Falcone: «Un giurista insigne e coraggioso»

Per Maria Falcone, la sorella del giudice ucciso da Cosa nostra nella strage di Capaci, «Alfonso Giordano è stato un insigne giurista e un magistrato coraggioso. Quando, dopo il rifiuto di 10 colleghi, gli fu proposto di presiedere la corte d’assise che doveva celebrare il primo maxi processo alla mafia, non esitò e accettò l’incarico». Quel processo era stato istruito proprio da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. «Restano indimenticabili la fermezza e l’aplomb - aggiunge Maria Falcone - con cui affrontò le tensioni, le scene scomposte, le urla dalle gabbie dell’aula bunker dell’Ucciardone, l’arroganza dei boss e le minacciose parole del boss Michele Greco prima della sentenza». Ma la sentenza arrivò è fu una mazzata per i mafiosi. «Parlava volentieri di quel capitolo della sua vita - conclude Maria Falcone - e senza pose eroiche raccontava del servizio reso allo Stato. Lo ricorderemo con affetto e riconoscenza».

Musumeci: «La Sicilia perde un giudice di altissimo valore»

«Accettò con coraggio e spirito di abnegazione - sottolinea il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci - un incarico che altri avevano declinato. Alfonso Giordano sarà ricordato per sempre come il presidente del primo maxiprocesso alla mafia, spartiacque nella lotta dello Stato a Cosa Nostra. La Sicilia perde un magistrato di altissimo valore».

Miccichè: «Il suo fu un processo esemplare»

Il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, invia ai familiari le condoglianze proprie e dell’Assemblea regionale siciliana e aggiunge che «Giordano è stato il presidente della Corte d’Assise che processò in modo esemplare Cosa nostra palermitana nel primo maxiprocesso».

Orlando: «Il suo nome nella storia della liberazione di Palermo dalla mafia»

Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, si legge in una nota, «partecipa al dolore dei familiari e della magistratura italiana, ricordando il suo straordinario impegno di magistrato e di presidente del maxiprocesso contro la criminalità mafiosa, iniziato il 10 febbraio 1986». Per Orlando «il nome del presidente Giordano resta indimenticabile e scritto nella storia di liberazione del nostro paese e della nostra città dalla criminale ipoteca della mafia e dal suo sistema di potere affaristico e politico».

Samonà: «Era un magistrato integerrimo e un uomo libero»

L’assessore regionale ai Beni culturali, Alberto Samonà, definisce Alfonso Giordano «un grande siciliano, un magistrato integerrimo, un uomo libero». Secondo l’assessore, con la sentenza del maxiprocesso Giordano «scrisse una pagina di storia indelebile che mai potrà essere dimenticata. Ho conosciuto il presidente Giordano e per lui ho sempre nutrito una stima assoluta e incondizionata per il suo impegno scrupoloso da servitore dello Stato, sempre estraneo a smanie di protagonismo e fedele ai valori più puri della giustizia. Da siciliani, non finiremo mai di ringraziarlo, per avere inferto il primo grande colpo mortale alla mafia e ai suoi codici criminali. A Stefano e ai suoi cari i miei più profondi sentimenti di cordoglio».

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