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Corruzione al comune di Palermo, revocati i domiciliari a Mario Li Castri

La terza sezione del tribunale di Palermo ha revocato gli arresti domiciliari nei confronti di Mario Li Castri, uno dei 10 imputati del processo «Giano bifronte», sulle speculazioni edilizie alimentate dalle mazzette a burocrati e politici del Comune di Palermo. La decisione del collegio presieduto da Fabrizio La Cascia è legata alla scadenza dei termini di custodia, per ragioni che fanno riferimento alla sospensione causa lockdown e coronavirus.

I giudici hanno accolto la richiesta presentata dalla stessa procura, dopo che l’avvocato Marcello Montalbano aveva fatto rilevare come Li Castri dovesse essere scarcerato già il 29 agosto, a sei mesi esatti dall’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare. Considerato il personaggio chiave dell’indagine, l’architetto sarebbe stato al vertice della cricca che avrebbe gestito gli affari diretti a trasformare aree industriali in edilizie.

Per questo l’ex dirigente dell’amministrazione di Palazzo delle Aquile dovrà stare lontano dal territorio comunale: i giudici gli hanno infatti imposto il divieto di dimora a Palermo. Stessa misura nei confronti del costruttore Giovanni Lupo, titolare della Biocasa, l’impresa che sarebbe stata agevolata dal gruppo, e per Giovanni Lo Cascio, del Pd, ex presidente della commissione urbanistica del Consiglio comunale del capoluogo siciliano.

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