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LA TESTIMONIANZA

Il diario di una docente di Palermo che ha scoperto di essere positiva al Covid

Prigionieri in casa, 22 giorni di quarantena pesano come un macigno per chi è abituato a vivere all’aperto, a fare quotidianamente sport da protagonista. Maria Rosa, insegnante palermitana, età attorno ai 50 anni, racconta le… sue prigioni: la scoperta della malattia, gli effetti sul fisico, la debilitazione, la lotta per ingannare il tempo, la snervante attesa della libertà. Questo è il suo diario.

Martedì, 13 Ottobre

Oggi è Martedí. Da qualche anno, mi sveglio contenta il Martedí, per due motivi: primo, il Lunedì è alle spalle. Secondo, a mezzogiorno, da sempre, gioco a tennis, solitamente con il mio coach. Oggi però gioco con la mia compagna di squadra argentina; si, perché siamo entrambe nella squadra delle Ladies del nostro circolo del tennis, e sabato c’è il match di esordio del campionato. Quindi ci alleniamo. A mezzogiorno pioverà, ma noi, previdenti, abbiamo già prenotato il campo coperto per garantirci l’allenamento. “Oggi hai tirato certe botte…palle lunghe e angolate, potenti e precise. Si vede che ieri hai recuperato le energie…devi riposare di più, cosi poi in campo dai il meglio”, mi dice, complimentandosi per la mia performance odierna. Domattina si replica. Alle 8 in campo. Il pomeriggio scorre tranquillo ma ad un tratto, avverto un non ben definito malessere che mi spinge a saltare la cena e ad andare a letto. Non è ancora buio, ma io dormo già.

Mercoledì, 14 Ottobre

Riapro gli occhi al mattino, intorno alle 7, e realizzo di aver trascorso una notte agitata. Avverto dolori ovunque. Vengo fuori dal letto, prendo il termometro e aspetto di vedere il responso. 37,5°. No, alle 8 non sarò in campo, e alle 11 non sarò a scuola. Scatto una foto al termometro. La invio alla mia compagna di squadra argentina e anche alla vicepreside. Mi spiace, oggi salto. La invio anche nella chat dei miei amici runner perché la domenica precedente, con loro, consueta corsa cittadina e colazione al bar, insieme, sudati e, soprattutto, distanziati. Uno degli amici runner mi dice “vai a fare un tampone, c’è il drive-in all’ospedale”. Vado. La febbre sale. 38,2°. Tampone fatto. Torno. Mi stramazzo sul divano. Accendo la TV. Cristiano Ronaldo è positivo al Covid. Anche Fabio Fognini. È buio quando arriva l’esito del mio tampone, e anch’io sono positiva al Covid.

Non sto poi così male, ma la notte mi fa paura.

Gli amici, tutti, e soprattutto gli amici medici, si stringono intorno a me e non mi mollano per un paio di ore. Ridiamo e scherziamo in chat. Dopo un po’, sento di non avere più paura e dormo beatamente per tutta la notte.

Giovedì, 15 Ottobre

Mi sveglio con un cerchio alla testa e con la febbre a 37,5°. Riferisco al mio medico curante e lui mi dice, senza mezzi termini, “per non finire in ospedale, iniziamo subito il protocollo anti-Covid: antibiotico e cortisone”. Non è molto rassicurante. “Starai a casa in isolamento per almeno quindici giorni, poi l’USCA ti farà il tampone e si vedrà”, conclude. Però! Tante le notizie del giorno: la scuola dove insegno chiuderà per la sanificazione, anche Federica Pellegrini è positiva al Covid e i miei amici runner, quelli della corsa domenicale, hanno fatto il tampone rapido e sono tutti negativi. Alle 18 la febbre scende del tutto…di tutte le novità del giorno, questa è la più gradita.

Venerdì, 16 Ottobre

Stamattina mi sveglio presto. Saranno le 6 e mi sento bene, anzi benissimo. Allora mi dedico alla professione di architetto. Istruisco una pratica farraginosa e poco gratificante che da tempo attende di essere conclusa e inviata all’ente competente. Raggiungo l’obiettivo. Sono euforica. Per oggi, può bastare.

Sabato, 17 Ottobre

Mi sveglio alle 5:15. Insonnia da cortisone? Forse si, nonostante il dosaggio pediatrico. Mi sento carica ed esplosiva. E allora comincio a sprigionare le mie energie da riposo forzato e da doping farmacologico, adoperandomi in faccende domestiche di ogni genere che si protraggono fino a sera tarda, nella speranza di sfiancarmi e di dimenticare che oggi, non giocherò al torneo delle Ladies. Vado a letto alle 23, sperando di dormire per tutta la notte. Non sarà così.

Domenica, 18 Ottobre

Il risveglio è alle 4:43. Niente corsa domenicale con gli amici runner. Sono solo al quinto giorno di isolamento, e il martedì piovoso rimane l’ultimo giorno felice che io ricordi di aver vissuto, foss’anche solo per aver giocato a tennis. Però, alle 10 ricevo un lezioso pacchetto contenente ben sei, dico sei, variegati mignon da parte di due dei miei amici runner. Li mangerò tutti. Davvero squisiti, i miei amici runner.

Lunedì, 19 Ottobre

Oggi è lunedì, e la giornata non promette niente di niente. In più, non siamo a martedì e quindi il lunedì non è ancora alle spalle ma è tutto davanti. Devo resistere, penso tra me e me, devo farcela.

Martedì, 20 Ottobre

La giornata inizia alle 4:21. Oggi ho l’ultima dose di cortisone quindi domani, quasi quasi, bevo qualcosa per confortarmi un po'. Ho in freddo una rispettabile bottiglia di carricante etneo spumantizzato con il metodo classico. Ho anche voglia di pollo ruspante al forno con patate, da condire con sale grosso dell’Oregon, acquistato a Portland quando ancora viaggiavo, e rosmarino fresco che non ho. Quindi, mi adopero per ricevere al mio domicilio tutti gli ingredienti. Per oggi ho un bel da fare…

Mercoledì, 21 Ottobre

…quando verso sera stappo il carricante etneo spumantizzato, la sensazione è quella di bere acqua frizzante Ciappazzi, quella fortunatamente non più in commercio da anni. Le patate al rosmarino fresco con il pollo ruspante, pregustate già da ieri, sono stupende nella loro regolare geometria e nella doratura omogenea, ma una nota amaricante ne deturpa irrimediabilmente il sapore. Non capisco…anzi si! Sono positiva al Covid, quindi succede anche di perdere il gusto.

Giovedì, 22 Ottobre

La giornata inizia alle 4:12. Ed è una giornata lunga e senza un perché.

Venerdì, 23 Ottobre

Oggi sveglia alle 4:03. Ormai mi sembra quasi normale. Accendo la macchina del caffè, introduco la capsula e presso il pulsante. Il caffè viene fuori, cremoso e fumante, ma privo di aroma. Mah. Che strano. Sarà stata una cialda non propria ermetica. Che si fa oggi? Oggi riordino gli armadi. Prima rimuovo la polvere, poi pulisco tutto con l’alcool. Che strano, l’alcool non profuma di alcool. Ma allora…allora che? Sono positiva al Covid, quindi succede anche di perdere l’olfatto.

Sabato, 24 Ottobre

Oggi, finalmente, mi contattano dall’Usca. Mi dicono che lunedì mi attende il tampone domiciliare. Insorge dentro di me un moto di speranza. E l’idea che questo incubo potrebbe anche finire, se “solo” risultassi negativa, mi rende euforica.

Domenica 25 Ottobre

Anche oggi, niente corsa domenicale con i miei amici runner. Per la prima volta nella vita, non vedo l’ora che sia lunedì e nell’attesa spasmodica, mi consegno al romanticismo e guardo su Netflix, uno dopo l’altro, “l’ultimo bacio” e “baciami ancora”. Poi Fabio Fazio…, e si parlerà di Covid.

Lunedì, 26 Ottobre

Data la trepidante attesa del tampone, mi sveglio alle 3:45. Otto ore dopo, sembra già un altro giorno ma sono solo le 14,45 e loro, quelli dell’Usca, arrivano. Sbarcano dall’ascensore con due ingombranti casse di plastica. Li attendo sull’uscio e li osservo. Sono in due, un uomo e una donna, e sono molto giovani. Stazionano nel pianerottolo. Uno mi interroga e compila un questionario, chiedendomi per tre volte le stesse cose da riscrivere su tre fogli diversi. L’altra inizia la vestizione anti-contagio: tuta bianca con cappuccio, calzari, doppia mascherina, triplo guanto, schermo protettivo. Entra in casa, procede al tampone, esce di casa. Poi, nel pianerottolo, si spruzzano a vicenda. Lei inizia la svestizione, l’altro raccoglie i rifiuti e li ripone, uno ad uno, in un contenitore. Io li guardo, loro mi guardano. Poi mi dicono: può rientrare, signora, e gentilmente mi congedano. Sono un po' provata dall’esperienza. Scene viste in tv che dal vivo, fanno un altro effetto. Anche il volto dei due giovani è provato. Sembravano davvero stanchi ed esasperati.

Martedì, 27 Ottobre

Oggi, dalle 3:15, inizia l’attesa del risultato del tampone. Poi, nient’altro.

Mercoledì, 28 Ottobre

E anche oggi, ma dalle 3 in punto, l’attesa continua.

Giovedì, 29 Ottobre

Ormai il risveglio si attesta intorno alle 3, minuto più minuto meno. Ronaldo non è ancora negativo al Covid, la Pellegrini si. Io aspetto sempre notizie dall’Usca.

Venerdì, 30 Ottobre

Oggi sorvolo sulla sveglia perché a Vienna, Sonego batte Djokovic, e questa è una grandissima notizia. Per il resto, la giornata è da dimenticare.

Sabato 31 Ottobre

Oggi, sveglia alle 3:38. Il silenzio intorno è da coprifuoco, e non è un modo di dire. La giornata non merita considerazioni di sorta. Alle 19,20 però, squilla il telefono. La dottoressa dell’Usca mi riferisce l’esito del secondo tampone. Positivo. Sono sgomenta. Però, mancano quattro giorni alla fine dell’isolamento, come da decreto del Ministero della Salute del 12 Ottobre. E questo mi conforta.

Domenica, 1 Novembre

Apro gli occhi alle 3:15. Oggi era in programma la Maratona di New York. In TV domina il duello tra Biden e Trump e io, filoamericana, seguo tutto, percentuale su percentuale, corrispondente per corrispondente, stato per stato. E mi sembra quasi di viaggiare.

Lunedì, 2 Novembre

Oggi non mi risveglio affatto. No, non sono morta. È che non mi sono mai addormentata davvero. Il tempo, diurno e notturno, è ormai un tutt’uno, un continuum in cui luce e oscurità si susseguono, per me, senza una ragione, tanto poco importa. Le presidenziali negli Stati Uniti sono la rappresentazione amplificata del mio caos temporale e, a confondere ulteriormente le cose, Biden è a Boston mentre nevica e the Donald è appena atterrato a Miami, accolto dai suoi sostenitori in shorts. Tornando all’Italia, l’ennesimo Dpcm è in arrivo e le regioni, ognuna a modo proprio, tremano. In più, anche Francesco Totti è positivo al Covid.

Martedì, 3 Novembre

Oggi è martedì. Il lunedì caotico è alle spalle e oggi spingo il tempo perché è il mio ultimo giorno di prigionia e tutto il resto, alla fine, compreso il Dpcm, davvero poco importa. Metto in freddo una bottiglia di Cremant d’Alsace per domani.

Mercoledì, 4 Novembre

Ore 3:05. Mi sveglio, consapevole che da oggi sono libera. Mentre preparo il caffè, accendo la TV. Biden sembra prossimo alla vittoria o forse no, forse Trump lo è di più. Non si capisce. Boh. Il Dpcm scatterà da Venerdì e quindi, anche nel peggiore degli scenari, di certo per almeno due giorni sarò libera. E basta questo per sentire il cuore colmo di gioia. Inizio la vestizione da runner. Emozionata e ancora incredula, alle prime luci del giorno, che adesso hanno un senso, esco di casa e vado a correre. L’aria è fresca, il cielo è blu intenso e le gambe sono leggere. Vado in Favorita, destinazione Mondello, anzi no, meglio non esagerare dopo 21 giorni di riposo, meglio alberello e ritorno. In tutto 8 km, ma saranno di pura felicità. Rientro. A mezzogiorno tornano i due giovani dell’Usca per il terzo tampone, e mi rattristo un po’. Scusate, quando avrò il risultato? “Signora, non abbiamo idea, siamo ingolfati”, mi dice.  E vanno via. Ma io sono comunque libera. In verità, senza un tampone negativo non posso ancora rientrare in comunità, quindi niente circolo del tennis, niente scuola, ma non sono più confinata in casa. Al momento, non mi resta che correre.

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