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IL BLITZ CON 20 ARRESTI

Palermo, imprenditori detective contro la mafia: così hanno denunciato gli uomini del pizzo

L'indagine di Dda e carabinieri che ha portato a 20 arresti contro il clan del Borgo Vecchio fa emergere con chiarezza il timore dei mafiosi a domandare la tangente.

Sono ormai consapevoli dei rischi che corrono, come spiega Leopoldo Gargano sul Giornale di Sicilia in edicola: è il caso di Salvatore Guarino immortalato in un video ripreso da un costruttore mentre chiede «una carta da 500» euro per la festa del quartiere. E la vittima risponde: «Sì, gliela faccio io la festa. Guardi la foto di Falcone e Borsellino e si vergogni».

Sono 18 su 22 le vittime del pizzo che hanno parlato con gli inquirenti. Una novità assoluta che arriva a mettere in crisi il sistema mafioso del pizzo, gestito, al Borgo Vecchio, sotto la supervisione del capomafia Angelo Monti, vecchia conoscenza dei pm, in cella fino a tre anni fa.

Le intercettazioni dimostrano come molti estortori sono sempre più riottosi a chiedere il denaro e preferiscono altre attività criminali ritenute più sicure e redditizie come le rapine. Temono infatti le denunce e arrivano a disegnare una mappa del quartiere scegliendo da chi andare a riscuotere senza timore di conseguenze. "In questa salumeria ci puoi andare. Questo pagava! Mentre da quest'altro no, questo è sbirro", dice uno dei fermati.

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LE DENUNCE. Oltre all’imprenditore che filma il suo estorsore a ribellarsi c’è anche il costruttore detective che pedina il mafioso che denuncia l'uomo venuto a chiedere il pizzo assieme "al figlio di 13-14 anni". C'è poi quello che si finge operaio e registra il dialogo con il mafioso che gli è venuto a chiedere il pizzo. "Guardi, io ho un figlio carabiniere. Pizzo non ne posso pagare e stia attento che ci sono le telecamere che riprendono tutto".

L'INCONTRO FILMATO. "Quando si presentano nei miei cantieri e chiedono ai miei operai di parlare con il titolare io vado all'appuntamento pronto per filmare l'incontro. Mi porto dietro la lista dei tanti uomini per bene uccisi dalla mafia e l'immagine di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino". Lo racconta Giuseppe Piraino, 45 anni, scuole al Gonzaga (l'istituto privato gestito dai gesuiti), sposato, tre figli.

"Prima si sono presentati in due - racconta Piraino - che mettevano paura solo a guardarli. Hanno chiesto chiaramente la 'messa a posto' e hanno invitato a preparare i soldi. Poi per riscuotere si è presentato una persona anziana che poteva essere mio nonno. Una persona mite che mi ha chiesto 500 euro, poi visto la mia reazione ha iniziato a dire che era un contributo per la festa rionale. Ho risposto che questo si chiamava pizzo e gli ho mostrato la foto dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, dicendo che si doveva vergognare. Poi sono andato dritto dai carabinieri".

Piraino non esita a dire che "quella di ieri deve essere considerata una data storica. Io la mia scelta di campo l'ho fatta da tempo, ma gli altri 12 imprenditori devono avere una medaglia. In questa città una decisione così coraggiosa non è facile da prendere. E tutte queste denunce in un colpo solo sono un segnale davvero importante. Non si deve sottovalutare la portata di questa notizia". Non lo ha fatto ad esempio il premier Conte, che ha sottolineato l'importanza del gesto degli imprenditori palermitani dicendo che vuole ringraziarli personalmente.

Piraino racconta anche che da quando è iniziato a circolare il suo nome come imprenditore antiracket è stato tirato per la giacchetta. "Mi hanno cercato politici ed esponenti dell'antimafia - rivela - ma io non mi presto a farmi strumentalizzare. Accanto a me voglio solo i carabinieri del nucleo investigativo che mi sono stati vicini in questa decisione sofferta e che per me restano degli angeli. La cosa incredibile è che dopo le mie denunce sono venuti di nuovo a chiedere il pizzo. Appena apri un cantiere o monti una gru cominciano a bazzicare intorno per capire chi è il titolare. Poco dopo arriva puntuale la richiesta che è a tappeto per ogni attività".

Piraino non ha un servizio di tutela e non lo vuole, anche se può chiamare il 112 e chiedere subito la presenza di un'auto dei carabinieri sotto casa se nota qualcosa di anomalo. "Non voglio la scorta - spiega l'imprenditore -, la vita è mia e resta mia. Ho chiesto solo una cosa al prefetto di Palermo. Ho il porto d'armi per uso sportivo. Vorrei il porto d'armi per uso personale. Mi è stato detto no per ben due volte. Vediamo se adesso riesco ad ottenerlo".

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