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Inchiesta "Giano bifronte", chiesti i domiciliari per l'architetto Giuseppe Monteleone

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Il Tribunale del riesame di Palermo ha ordinato di ripristinare gli arresti domiciliari nei confronti dell’architetto Giuseppe Monteleone, uno degli imputati del procedimento denominato Giano bifronte, su presunti episodi di corruzione al Comune di Palermo, nell’ambito di speculazioni edilizie.

I giudici hanno accolto l’appello della Procura che aveva impugnato la remissione in libertà del dirigente dell’amministrazione municipale, avvenuta a luglio per decorrenza dei termini di custodia cautelare. In realtà, secondo i pm Giovanni Antoci e Andrea Fusco, del pool coordinato dal procuratore aggiunto Sergio Demontis, i termini da calcolare erano di 6 mesi, più la sospensione per il periodo del lockdown giudiziario, e non di tre, così come aveva fatto il gip Michele Guarnotta.

Ora il riesame ha dato ragione ai rappresentanti dell’accusa, ritenendo che il reato da contestare a Monteleone non sia la corruzione impropria (per atti conformi al dovere d’ufficio, così derubricata dal giudice) ma quella propria, per atti contrari ai doveri d’ufficio. Da qui l’aumento del periodo di custodia cautelare e l’ordine di rimettere ai domiciliari l’architetto.Un altro collegio del riesame ha intanto accolto un altro appello dei pm, riguardante il permesso di andare a lavorare, rilasciato sempre dal Gip in favore di Giovanni Lo Cascio, ex consigliere comunale di Palermo ed ex presidente della commissione urbanistica: non potrà più andare in servizio presso la squadriglia telecomunicazioni della aeronautica militare a Trapani Birgi.

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