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Giudici severi con Candela: "Manager senza scrupoli". Ecco perchè è rimasto ai domiciliari

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Antonino Candela

Il tribunale del riesame è severo con l’ex commissario anti-Covid della Regione Antonio Candela. Nella motivazione del provvedimento, depositata da pochi giorni, dopo che il 12 giugno erano stati confermati gli arresti domiciliari imposti dal Gip Claudia Rosini, il collegio presieduto da Antonella Pappalardo ribadisce le ipotesi di corruzione contestate negli appalti per le forniture a ospedali e Asp, gare con cifre che superano i 600 milioni. Lo scrive Riccardo Arena in un ampio articolo sul Giornale di Sicilia in edicola.

"La particolare spregiudicatezza criminale dimostrata da Antonio Candela" si unisce alla "gravità in concreto delle condotte delittuose", scrivono i giudici. Che concordano col Gip anche nell’ipotesi meno grave (in dissenso dai pm) dell’induzione indebita, al posto della concussione, ai danni di Fabio Damiani, un altro degli indagati dell’inchiesta della Guardia di Finanza, denominata Sorella sanità. Damiani dal 21 maggio è in carcere, mentre Candela è costretto in casa. Anche se i pm Giacomo Brandini e Giovanni Antoci, del pool coordinato dal procuratore aggiunto Sergio Demontis, vogliono il carcere pure per l’ex direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale 6, impegnato nel campo della legalità ma ritenuto un corrotto.

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