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"Malato e a rischio coronavirus", il boss Bonura lascia il carcere: scoppia la polemica

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Francesco Bonura

Concessi gli arresti domiciliari per motivi di salute e per il pericolo di contagio del coronavirus in carcere a Francesco Bonura, mafioso di primo rango, boss del quartiere Passo di Rigano di Palermo. Con Nino Cinà faceva parte della triade che Nino Rotolo voleva contrapporre al triumvirato di cui faceva parte lui stesso, con Bernardo Provenzano e Salvatore Lo Piccolo. La notizia è riportata in un articolo di Riccardo Arena sul Giornale di Sicilia in edicola. 

Bonura, detenuto al carcere Milano Opera, potrà quindi tornare a Palermo. Il vecchio boss (78 anni, condannato a 18 anni e 8 mesi nel 2006) ha un cancro in fase avanzata e, come scrive il magistrato di sorveglianza del capoluogo lombardo, che ha accolto l'istanza presentata dagli avvocati di Bonura, in carcere sarebbe a rischio, «tenuto conto dell'emergenza sanitaria e del correlato rischio di contagio, indubbiamente più elevato in un ambiente ad alta densità di popolazione come il carcere».

«Una vergogna nazionale: Francesco Bonura, capomafia di Palermo, uomo di Provenzano è uscito perché rischiava di ammalarsi ed è a casa, ai domiciliari con la moglie. Prima di lui Vincenzo Iasannazzo, condannato per ndrangheta, ritenuto boss di Lamezia Terme. E potrebbe uscire, tra gli altri, anche Nitto Santapaola. E’ una vergogna», commenta il leader della Lega Matteo Salvini su Facebook. «Un insulto alle vittime dei caduti della mafia. La pazienza è esaurita. Le tv non daranno queste notizie, ora reagiamo. Io non ci sto. Una vergogna che va fermata dentro e fuori il Parlamento», ha aggiunto.

«I provvedimenti di scarcerazione per motivi di salute di qualche detenuto per gravissimi reati di mafia, decisi dalla magistratura di sorveglianza, generano giusta preoccupazione e amarezza, soprattutto tra le vittime delle mafie. Per questo occorre fare subito chiarezza. Chiediamo una immediata convocazione della Commissione Antimafia. Chiediamo che siano verificate le ragioni dei provvedimenti, la effettiva incompatibilità delle condizioni di salute con la situazione carceraria, i rischi sanitari per altri detenuti e per la polizia penitenziaria», dicono in una dichiarazione congiunta, il deputato e responsabile Giustizia Pd Walter Verini con il senatore e capogruppo Pd in Commissione Antimafia Franco Mirabelli.
«Occorre rispondere subito a questi interrogativi su questi provvedimenti. Lo Stato non deve né può arretrare di un centimetro nel contrasto alle mafie. E occorre respingere le sciacallesche speculazioni di esponenti politici come Salvini, che mettono sullo stesso piano i giusti provvedimenti contro il sovraffollamento carcerario (che escludono ovviamente i reati di mafia e i reati di grave allarme sociale) con singole decisioni della magistratura di sorveglianza, estranee ai contenuti dei provvedimenti legati alla drammatica emergenza carceraria».

«Affermazioni improprie e strumentali che obliterano il caso concreto». Lo scrivono in una nota gli avvocati Giovanni Di Benedetto e Flavio Sinatra, legali del boss mafioso Franco Bonura. I legali ricordano che, dopo una lunga detenzione, «a fronte di una condanna a 18 anni e 8 mesi, al nostro cliente restano da scontare, considerati i maturandi giorni di liberazione anticipata, meno di 9 mesi di carcere. Nel contesto della lunga carcerazione Bonura ha subito un cancro al colon, è stato operato in urgenza e sottoposto a cicli di chemioterapia; di recente i marker tumorali avevano registrato una allarmante impennata».

La notizia completa sul Giornale di Sicilia in edicola.

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