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DOPO 2 ANNI

Palermo, suora mentì su abusi: scagionato un frate cappuccino

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Giovanni Salonia

Si conclude dopo due anni l'incubo per padre Giovanni Salonia. Il frate cappuccino, psicologo e psicoterapeuta, ha dovuto affrontare prima il tribunale ecclesiastico e poi quello penale.

Il gup di Roma, Daniela Caramico D’Auria, ha emesso nei suoi confronti una sentenza di non luogo a procedere, certificando la manifesta improcedibilità dell’accusa di abuso sessuale che gli era stata rivolta da parte di una suora, già sua paziente tra il 2009 e il 2013.

Un fastello di accuse servito alcuni anni fa a fermare la sua nomina fianco dell’arcivescovo di Palermo, don Corrado Lorefice. Nel 2017, infatti, era stato nominato da Papa Francesco vescovo ausiliare del capoluogo siciliano, proprio al fianco di Lorefice, ma poco dopo aveva comunicato la sua rinuncia perchè colpito da "bugie e calunnie" da parte di ambienti ecclesiali.

L’improcedibilità dell’azione penale nei suoi confronti, dichiarata dal gup, è stata sostenuta dagli avvocati difensori di Salonia, Pierpaolo Dell’Anno del foro di Roma e Antonio Di Pasquale del foro di Ragusa. Alla base una «palese evidenza formale» che conterrebbe "una cruciale evidenza sostanziale": la tardività della querela presentata nel 2018 - ben oltre cinque anni dopo la fine della terapia conclusa nel 2013, da una donna che fino a poco tempo prima aveva espresso in ogni sede, hanno argomentato i legali, solo sentimenti di profonda gratitudine. L’indizio di "una precisa macchinazione"? Sì secondo gli avvocati e diversi ambienti ecclesiali e non.

In molti avevano sottolineato proprio la correlazione tra questo procedimento e la vicenda della nomina, nel febbraio 2017, di padre Giovanni Salonia a vescovo ausiliare di Palermo. "Una chiara correlazione - è stato argomentato - con la macchina del fango partita da una diocesi della Sicilia sud orientale, ma divenuta funzionale ad un sistema di potere interno alle gerarchie vaticane".

In quel caso bastò solo un giorno affinchè in Vaticano arrivasse un dossier zeppo di gravi accuse, poi puntualmente passate al vaglio di un supplemento di indagine condotto dai giudici vaticani, che le avevano già valutate come "un emotivo florilegio di pettegolezzi e calunnie". Sebbene Salonia avesse poi nel frattempo rinunciato alla consacrazione, col desiderio di sottrarre la Diocesi palermitana a una battaglia di accuse e pettegolezzi, sia l’arcivescovo Lorefice - che lo ha più volte e fino a poche settimane fa pubblicamente difeso parlando di "fake news" e definendolo "maestro di relazioni" - sia Papa Francesco - che oltre a non aver mai accettato la rinuncia, ha voluto incontrarlo in occasione della sua visita a Palermo per il 25esimo dell’uccisione da parte della mafia del beato padre Pino Puglisi - hanno voluto dimostrare il loro appoggio a Salonia.

Nel settembre 2018 "la mossa dopo l’incontro palermitano col Pontefice", la notizia della denuncia del frate per questo presunto abuso in terapia. Su di esso, dopo il tribunale ecclesiastico, ora anche il tribunale penale ha pronunciato una parola chiara, sancendo l’assoluta mancanza di presupposti dell’azione penale. AGI

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