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MAFIA

Omicidio Fragalà, pentito: "Mi hanno minacciato per farmi tacere"

Il pentito di mafia Francesco Paolo Lo Iacono ha ribadito le accuse al capomafia Gregorio Di Giovanni, indagato a piede libero (ma detenuto per altri fatti) per l’omicidio dell’avvocato Enzo Fragalà, aggredito a colpi di bastone il 23 febbraio 2010, sotto il proprio studio professionale, a pochi passi dal palazzo di giustizia di Palermo, e morto tre giorni dopo in ospedale.

Lo Iacono, sentito oggi dalla prima sezione della corte d’assise, presieduta da Sergio Gulotta, in collegamento video con l’aula bunker dell’Ucciardone, ha sostenuto di avere visto personalmente Di Giovanni gridare contro Fragalà, «nel febbraio 2010, in casa di Salvatore Battaglia, proprietario del bar Bobbuccio in cui lavorai come banconista dal 2007 al 2012».

Il collaborante sostiene di avere subito numerose minacce per sè e per i propri figli ("Gli facciamo fare la fine del piccolo Di Matteo") e tentativi di avvicinamento da parte di famiglie legate a Di Giovanni e ad altri imputati, perchè non coltivasse il proprio rapporto di collaborazione con gli inquirenti. Per questo esitò, prima di accettare di dire tutto quel che sapeva, e la scorsa estate fu messo in una sezione speciale del carcere di Velletri, dove avrebbe appreso altre circostanze sul delitto da Antonino Siragusa, uno degli imputati, a sua volta dichiarante, che le avrebbe raccontate ad altri ex pentiti reclusi nello stesso piano.

Fra coloro che avrebbero assistito al burrascoso rapporto fra Lo Iacono e Siragusa anche il massacratore del Circeo, Angelo Izzo, ex pentito che sta scontando l’ergastolo, oltre che per la brutale violenza e per l’omicidio di Rosaria Lopez (mentre Donatella Colasanti si salvò miracolosamente), avvenuti nel 1975, anche per un nuovo duplice omicidio commesso nel 2005, quando era in permesso premio, vittime Maria Carmela Linciano e Valentina Maiorano, moglie e figlia quattordicenne del pentito della Sacra Corona Unita Giovanni Maiorano.

Lo Iacono oggi è andato incontro a una serie di contraddizioni e contro di lui hanno protestato, rendendo dichiarazioni spontanee, sia Siragusa che un altro dei sei imputati, Francesco Castronovo. Non è escluso che i giudici decidano di sentire come testi di riferimento Izzo e altre persone.

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