IL CASO

Mafia, la procura generale della Cassazione: "No ai domiciliari per Brusca"

Giovanni Brusca deve restare in carcere. Questa la posizione della procura generale della Cassazione che, con requisitoria scritta, ha chiesto ai giudici della prima sezione penale di rigettare il ricorso presentato dalla difesa del boss di Cosa Nostra contro la decisione con cui il tribunale di sorveglianza di Roma, nel marzo scorso, aveva respinto l’istanza di detenzione domiciliare.

Lo si apprende da fonti giudiziarie. Il verdetto degli 'ermellini' è previsto per domani. Brusca è in carcere a Rebibbia.

Nelle ultime ore si era scatenata una vera polemica con più parti, dai politici alla gente comune, fino ai familiari delle vittime di mafia che chiedevano a gran voce che Brusca restasse in carcere.

"Giovanni Brusca terminerà di scontare la sua pena in carcere nel 2022, se la Cassazione non accoglierà la richiesta di collocarlo ai domiciliari, ma potrebbe tornare libero alla fine del 2021 perchè ha uno 'sconto' di 270 giorni come previsto dal regolamento carcerario", ha detto l'avvocato Antonella Cassandro, uno dei legali che ha patrocinato il ricorso dell'ex boss alla Suprema Corte.
"Nel suo parere negativo alla detenzione domiciliare, il Pg della Cassazione - ha spiegato Cassandro - ha condiviso le motivazioni del Tribunale di sorveglianza che ritiene che Brusca non si sia ravveduto a sufficienza". Cassandro ha sottolineato che oltre al Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, hanno dato parere favorevole ai domiciliari anche la direzione del carcere di Rebibbia, e le autorità di pubblica sicurezza di Palermo.

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