L'INCHIESTA

Così giravano mazzette a Palermo: confessa il funzionario del Provveditorato Opere pubbliche

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Antonio Casella all'uscita dalla squadra mobile

Ha ammesso le sue responsabilità Antonio Casella, 46 anni, nato a Patti, ma residente a Monreale, funzionario del Provveditorato alle opere pubbliche per la Calabria e la Sicilia, finito ai domiciliari per corruzione il mese scorso.

Come si legge in un articolo di Sandra Figliuolo sul Giornale di Sicilia in edicola, Casella che è difeso dall'avvocato Fabrizio Biondo, ha confessato l'esistenza del giro di mazzette ipotizzato dalla Procura e ha tirato in ballo gli altri tre colleghi indagati.

Il funzionario ha ammesso pure le truffe sulle false missioni, ma si è limitato a confermare solo quanto già scoperto dai pm.

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Casella svela l'ìntesa che c'era con Carlo Amato, altro funzionario arrestato, un accordo che come lui stesso ha raccontato, risaliva al 2012. In sostanza, chiedevano denaro agli imprenditori, valutando nel corso dei lavori la fattibilità dell'iniziativa in base alla tipologia degli stessi ed alla personalità dell'imprenditore.

«Non era possibile stabilire a priori la somma da chiedere poiché variava in base alle plusvalenze che era possibile inserire negli atti contabili, soprattutto nella perizia di variante - ha raccontato Casella -. La ripartizione tra me e Amato della tangente era al 50%, almeno quando il denaro lo ricevevo io, mentre quando lo riceveva lui non so quantificare l'importo che mi corrispondeva. È stato Amato a propormi le modalità operative per richiedere tangenti. Il metodo si è affinato con il passar degli anni».

E ancora: «La scelta delle voci fittizie da inserire in contabilità avveniva secondo il criterio della minor visibilità. Talvolta aumentavamo i quantitativi delle lavorazioni, se per dei lavori era necessario eseguire un metro quadrato ne contabilizzavamo 10».

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