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Gli interessi della mafia sul Comune di Carini, 27 rinviati a giudizio: c'è anche l'ex sindaco

L’ex sindaco di Carini Giuseppe Agrusa è tra i 27 rinviati a giudizio per tentata concussione sul capo dell’ufficio antiabusivismo del Comune, reato aggravato dall’aver agevolato cosa nostra e dal metodo mafioso: avrebbe costretto il dirigente a rientrare in servizio per rilasciare ai boss un certificato d’agibilità che non poteva essere concesso; agibilità poi negata dall’azienda sanitaria.

I capimafia della zona, i Pipitone, devono rispondere di reati ambientali, abuso d’ufficio, falso e concussione tentata e aggravata.

Il processo inizierà il 4 febbraio a Palermo. Il rinvio a giudizio è stato disposto dal Gup Antonella Consiglio, che ha accolto le richieste dei pm Amelia Luise, Claudia Ferrari e Enrico Bologna. Lo scrive il Giornale di Sicilia.

Reati ambientali sarebbero stati commessi da parte di commercianti che, con l’aiuto dei boss, proprietari dei locali, avrebbero scaricato i reflui e rifiuti triturati, inquinando aree vincolate, il mare di Carini e il torrente Ciachea.

Due tecnici esterni del Comune sono accusati di falsi controlli antisismici su alcuni locali; i funzionari dell’azienda sanitaria di avere agevolato l’apertura di locali in immobili di proprietà dei Pipitone.

Il capo e l’istruttore tecnico dell’ufficio antiabusivismo del Comune avrebbero sanato una costruzione abusiva realizzata da condannati per mafia come Giovan Battista Pipitone, riducendo persino l’oblazione.

Gli imputati sono Epifania Pipitone, Giovanni Di Maggio, il boss Angelo Antonino Pipitone e la moglie Franca Pellerito, Giovanni Bonaccorso, Margherita Caviglia, Maria Paola Lauricella, Graziella Pipitone, Rosaria Balsamo, Giovanna Fiorello, Francesco Pipitone del 1981, il suo omonimo del 1988, l'altro capomafia Giovan Battista Pipitone, Francesca Gallina, Salvatore La Piana, Luigi Pecoraro, Giuseppe Tranchina, Giovanni Randazzo, Giuseppe Antonio Marcianò, Giuseppe Nicastri, John Pipitone, Giuseppe Graceffa, Rita Lo Coco, Antonino Ruffino, Rosaria Russo, Giuseppe Agrusa e Giovanni Agrusa.

Agrusa, tramite i suoi legali Antonio Vallone e Domenico Armetta, si dichiara estraneo all'indagine che lo vede indagato per tentativo di concussione. "Dalla lettura degli atti - scrivono i legali - Agrusa ha potuto constatare la totale estraneità ai fatti contestati e di non aver mai esercitato pressioni di alcun tipo nei confronti del dipendente comunale".

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