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L'INDAGINE

Omicidio Agostino, Contrada dopo la perquisizione: "Non l'ho mai conosciuto"

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Bruno Contrada

Dopo la perquisizione nell'ambito dell'inchiesta sull'uccisione del poliziotto Nino Agostino a Villagrazia di Carini il 5 agosto 1989 insieme alla moglie Ida Castelluccio, interviene l'ex numero 2 del Sisde Bruno Contrada.

"Non ho mai conosciuto l'agente Nino Agostino. Non sapevo che esistesse prima della sua efferata uccisione con la moglie. Non ho mai avuto alcun rapporto con lui. Ho seguito la vicenda sulla stampa", ha aggiunto. "Non ho mai dato una lettura dell'omicidio Agostino agli inquirenti. Non me ne sono occupato, ero a Roma da 4 anni quando lo hanno ucciso".

E ancora: ''Preciso che la perquisizione è avvenuta nella casa dove vivo, acquistata dall'Istituto Case popolari di Palermo e dove abito da 54 anni nonché in un villino bifamiliare in territorio di Carini acquistato da mia moglie Adriana Del Vecchio nel 1971 con un mutuo bancario 25ennale ed attualmente di proprietà di una mia nipote e in vendita, e in una casa disabitata di tre vani di proprietà di mio figlio Antonio ex agente di Ps, congedato per gravi patologie invalidanti''.

E precisa: "Le tre perquisizioni, effettuate per provare cose utili ai fini investigativi, hanno avuto in sostanza esito negativo. Infatti sono stati sequestrati soltanto tre album di mie fotografie con appartenenti degli uffici (Squadra mobile - Criminalpol - Questura - Sisde) presso cui ho prestato servizio o da me diretti e inoltre una bozza di lettera scritta di mio pugno contenente precisazioni su mie dichiarazioni rese al Pm dottor Di Matteo nel 2008''.

Poi lo sfogo: ''Dopo decenni di sofferenze fisiche e morali inenarrabili, dopo anni di privazione della libertà, tra cui molti trascorsi in carceri militari, dopo infiniti processi e procedure giudiziarie, avrei il diritto, giunto all'età di 87 anni, e giunto alle soglie dell'ultimo viaggio ad un po' di serenità perché, come dice il poeta latino 'Turpe senex miles'. Ciò anche in considerazione che con sentenze definitive e inappellabili della Giustizia Europea e della Suprema Corte di Cassazione sono stato sollevato dal peso insopportabile e ingiusto di una condanna irrogatami dall'autorità giudiziaria palermitana che ha devastato la mia vita e quella della mia famiglia''.

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