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Liquami in mare a Cefalù, sequestrato un impianto di sollevamento fognario

PALERMO. La polizia, in esecuzione di un decreto emesso dalla procura di Termini Imerese, ha sequestrato l’impianto di sollevamento fognario installato in piazza Marina a Cefalù.

Il provvedimento è stato emesso dopo indagini del commissariato che «ha accertato una condizione di grave inquinamento ambientale dell’area marittima che si trova a ridosso del molo di Cefalù provocata dal continuo sversamento in mare di liquami fognari non trattati provenienti dalle vasche di raccolta e sollevamento del sistema fognario della città».

Nel corso dei controlli, si legge ancora nel provvedimento, «si è avuto modo di accertare la non occasionalità dell’illecito sversamento (che si protrarrebbe da quasi un mese) e la conseguente compromissione significativa della porzione di mare interessata dall’abusivo smaltimento degli scarichi fognari».

I liquami in mare sono causati dal cattivo funzionamento di alcune pompe di sollevamento dell’impianto. Alle operazioni hanno preso parte tecnici dell’Arpa, che hanno provveduto al prelievo ed alla campionatura delle acque per le analisi tecniche.

L’ipotesi di reato, al momento a carico di ignoti, è quella inquinamento ambientale con conseguente deterioramento dell’ecosistema, della flora e della fauna marina, con l’aggravante che l’inquinamento ricade in un area sottoposta a speciali vincoli storici, paesaggistico-ambientali e naturalistico-archeologici come quella a ridosso delle mura megalitiche del centro storico di Cefalù e di uno dei tratti di mare più protetti e suggestivi della Sicilia occidentale.

IL COMUNE. L'amministrazione comunale di Cefalù aveva chiesto a una ditta specializzata di riparare i guasti alle pompe dell'impianto fognario sequestrato per ordine della Procura. Lo ha reso noto il sindaco Rosario Lapunzina che aveva firmato un'ordinanza per il ripristino delle "condizioni di funzionalità e di sicurezza igienico-sanitaria" dell'impianto. La vicenda, ha aggiunto il sindaco, si inquadra nella questione, ancora irrisolta, dell'affidamento del servizio idrico integrato a un "gestore unico".

La sua individuazione spetta all'Ati (Assemblea territoriale idrica) di Palermo, "già diffidata dall'Assessorato regionale energia e, malgrado ciò, ancora inadempiente". "Il Comune di Cefalù - ha ancora precisato il sindaco - non è abilitato alla gestione diretta del servizio né al suo affidamento a terzi. Tuttavia, proprio in ragione dell'accertato stato di non regolare funzionamento dell'impianto e della possibilità che potessero verificarsi condizioni di disagio ambientale con connessioni di natura igienico-sanitaria, il 14 novembre è stata emanata, nei confronti di una ditta specializzata nel settore, apposita ordinanza sindacale".

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