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PALERMO

Auto e scooter rubati per pedinare i furgoni: così la banda rubava le sigarette

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PALERMO. La banda di tredici rapinatori palermitani ha preso di mira i furgoni della società C.D.T. (Centro distribuzione tabacchi s.r.l.), incaricata di trasportare tabacchi lavorati presso le rivendite di Palermo e provincia.

L’attività investigativa dei carabinieri di Palermo è stata avviata dopo un tentativo di rapina, avvenuto a fine settembre 2016 in via Pirandello. Dopo alcuni mesi di indagini è emerso che il gruppo criminale agiva sempre con auto e scooter, spesso rubati, e seguiva tecniche rodate.

Prima di ogni rapina c'era sempre una fase preparatoria. I membri della banda programmavano i colpi, sentendosi telefonicamente. Ognuno aveva ruoli ben precisi durante i colpi. Prima di ogni rapina tutti i componenti della banda si incontravano per definire ruoli e compiti.

Rapine ai furgoni carichi di sigarette, nomi e volti degli arrestati

 

I rapinatori si muovevano insieme ma sempre con più veicoli, solitamente con auto, scooter e un furgone. Il mezzo del Centro distribuzione tabacchi s.r.l.  veniva inizialmente scortato nelle prime fasi di carico delle sigarette. I rapinatori dunque aspettavano ogni volta che, dopo un certo numero di consegne alle rivendite, gli autotrasportatori restassero privi della scorta.

A quel punto, un’autovettura rubata apriva la strada al furgone. Nel tentativo di rapina ripreso dagli investigatori, un rapinatore era salito a bordo del furgone, minacciato l’autista e obbligato a seguire l’altra autovettura, nella quale nel frattempo era stato sequestrato l’altro fattorino.

I due mezzi raggiungevano, così, il furgone della banda, che era stato  parcheggiato in un luogo appartato, dove venivano trasferiti i colli di sigarette a bordo di un altro mezzo. Alla fine l’intero carico veniva tutte le volte trasportato in un altro luogo dove le confezioni di sigarette venivano nascoste. I pacchetti erano poi venduti a ricettatori con un guadagno ripartito tra i membri della banda.

Spesso però i colpi saltavano perché i rapinatori si accorgevano che i furgoni erano scortati da altre auto sospette.

A capo della banda c'erano Cesare Unniemi e Alessandro Cannizzaro. I due sovrintendevano la fase decisionale ma di solito, dopo aver terminato l’incontro mattutino, restavano defilati e non partecipavano direttamente all’assalto né alle procedure di scarico e di occultamento della merce, sovraintendendo invece agli aspetti organizzativi delle rapine.

© Riproduzione riservata

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