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"Usura bancaria", assolto in appello l'ex direttore generale di Banca Nuova Maiolini

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PALERMO. Il fatto non costituisce reato per il presidente e il direttore commerciale e la stessa cosa vale adesso per l’ex direttore generale di Banca Nuova: assolto anche lui, Francesco Maiolini, l’unico dei tre dirigenti dell’istituto di credito ad essere stato condannato a otto mesi per usura bancaria; gli altri due, Marino Breganze e Rodolfo Pezzotti, erano stati infatti scagionati in primo grado, in un processo celebrato con un rito diverso, l’ordinario, e da altri giudici.

A riportare le valutazioni sullo stesso piano è stata la seconda sezione della Corte d’appello, che, col rito abbreviato, ha cancellato la condanna inflitta a Maiolini il 18 febbraio 2015 dal Gup Vittorio Anania. Il 6 luglio dell’anno scorso la quinta sezione del tribunale aveva invece escluso la colpevolezza del presidente Breganze e di Pezzotti, che dirigeva l’area commerciale della banca. In tempi diversi, dato che la formula assolutoria è identica, i giudici hanno ritenuto che non ci fosse l’elemento psicologico del reato, la consapevolezza del fatto e la volontà che l’istituto applicasse tassi usurari. In sostanza, con meccanismi tecnici quanto mai complessi come sono quelli che calcolano i tassi di credito e di debito, gli alti dirigenti «possono non sapere». Principio che non era stato applicato a Maiolini in primo grado, e che ha trovato un riscontro nella decisione di ieri della seconda sezione della Corte d’appello, presieduta da Fabio Marino. Il collegio ha accolto le tesi e le richieste del difensore dell’imputato, l’avvocato Lillo Fiorello.

Il presupposto è che, perché sia integrata l’ipotesi di usura bancaria, occorre agire con dolo. Il fatto di partenza riguardava due aziende che si sarebbero viste imporre, da parte di Banca Nuova, tassi ritenuti troppo elevati, tra il 2009 e il 2010. Sui conti della Aislam Panama di Domenico Virga, fallita, e della Sarasaf di Sara Ferrara vennero applicati tassi considerati superiori alla soglia usuraria, per debiti che rispettivamente erano di 3495 e 5000 euro. La seconda azienda, la Sarasaf, poi stipulò una transazione, ottenendo la compensazione per 4000 euro.

L’indagine era stata condotta dal pm di Palermo Marco Verzera, che, a fronte di una serie di archiviazioni o assoluzioni disposte in tutta Italia, aveva sostenuto con successo la tesi secondo cui anche se lo sforamento riguarda piccole somme, cambia ben poco. La sentenza del Gup gli aveva dato ragione, suscitando speranze e aspettative da parte dei piccoli risparmiatori, che si ritengono vittime delle banche. Ma in appello la prospettiva è cambiata: l’avvocato Fiorello ha ribadito le tesi già sostenute in primo grado, obiettando che il controllo sugli interessi e sulla loro regolarità viene svolto, per conto di Banca Nuova, da una società specializzata e i tassi-soglia non vengono oltrepassati, di regola, grazie alla «cimatura», una revisione automatica. In ogni caso a questi meccanismi e al loro controllo i vertici di Banca Nuova erano estranei.

Il processo ebbe strascichi anche al di fuori delle aule in cui si svolgeva, generando altre due inchieste, aperte ed entrambe poi archiviate a Caltanissetta e al Csm, a carico dell’ex procuratore di Palermo, Francesco Messineo. Verzera, oggi in servizio alla Procura di Trapani, fu invitato dal suo ex capo a riferirgli cosa ci fosse nell’indagine: subito dopo Messineo chiamò e incontrò Maiolini (in quel momento formalmente non ancora indagato) nel proprio ufficio e all’uscita dalla stanza del procuratore il direttore generale chiamò un avvocato, riferendogli ciò che avrebbe appreso. L’archiviazione venne fatta sul presupposto che Messineo non avesse rivelato notizie coperte da segreto e che Maiolini non fosse allora sotto indagine. Inoltre il procuratore spiegò di avere voluto così rispondere a una sollecitazione proveniente da un suo collega, il procuratore (oggi pg) di Caltanissetta Sergio Lari, che aveva ricevuto l’invito - recapitato a Maiolini - a nominare il difensore e aveva chiesto spiegazioni al procuratore di Palermo.

Maiolini, oggi direttore di Igea Banca, ieri ha detto «di non avere mai chiamato né chiesto informazioni ad alcun magistrato». Lui aveva sempre sostenuto di avere solo voluto spiegare ai pm la posizione tecnica di Banca Nuova riguardo alle tesi di usura bancaria.

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