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LA CATENA DI NEGOZI

Palermo, chiesti 2 anni per Onofrio Niceta dopo il fallimento

di
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Tribunale di Palermo

PALERMO. La Procura ha chiesto la condanna a due anni per Onofrio Niceta, a giudizio davanti al gup Lorenzo Matassa (in abbreviato) per bancarotta semplice dopo il fallimento della famosa catena di negozi d'abbigliamento palermitana. In ordinario c'è il figlio Angelo Niceta che, da circa un anno, collabora con i magistrati e ha rivelato i rapporti fra suo zio Mario (deceduto nel 2013) e il boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro.

Angelo Niceta è sotto protezione per le sue dichiarazioni ai pm Pierangelo Padova e Nino Di Matteo. Angelo accusa anche i figli di Mario: Massimo, Piero e Olimpia, dopo la morte del padre sono diventati gli eredi dell'impero economico poi sequestrato. I suoi verbali sono finiti anche al processo sulla trattativa Stato-mafia e al tribunale Misure di prevenzione, dove si discute della sorte del patrimonio dei Niceta. Un tesoro da 50 milioni di euro, diviso in 11 società che si occupano della gestione dei negozi di abbigliamento, ma anche di un grande patrimonio immobiliare composto da 12 fabbricati e 23 terreni.

Angelo Niceta ha spiegato che dall'87 il padre maturò la decisione di troncare i rapporti “nei limiti del possibile” con il fratello Mario, dopo alcune vicende riguardanti alcune società che, ha ricordato lo stesso Angelo Niceta, “furono persino regalate ad una cifra irrisoria davanti ad un notaio che poi neanche fu corrisposta a mio padre". Nel 2013 fu sequestrato il patrimonio dei Niceta.

La ricostruzione patrimoniale ha permesso agli inqurenti di risalire a possibili infiltrazioni di Cosa nostra e dei suoi leader storici negli affari delle società appartenenti al gruppo imprenditoriale, leader da molti anni in Sicilia nel settore della vendita al dettaglio di abbigliamento e di preziosi. Il gruppo risulterebbe, sin dai primi anni '80, in rapporti di contiguita' con i fratelli Giuseppe e Filippo Guttadauro (quest'ultimo cognato di Matteo Messina Denaro, per averne sposato la sorella Rosalia), con i quali avrebbe condiviso interessi economici e l'espansione delle attività nel Palermitano e nel Trapanese.

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