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LA LETTERA

La difesa di Tutino: mandato allo sbaraglio e lasciato solo

“Con l'assessore Borsellino sincera e leale amicizia. La frase: è una invenzione frutto di dossieraggio per motivi politici”

PALERMO. “Sono stato mandato avanti allo sbaraglio ed a briglie sciolte per poi essere lasciato solo a pagare il conto”, parole di Matteo Tutino, l’ex primario di Villa Sofia, medico personale del presidente della Regione, finito nell’occhio del ciclone per una frase pubblicata dall’Espresso e smentita dalla Procura di Palermo, in cui con riferimento a Luci Borsellino, avrebbe detto: “Quella va fermata, fatta fuori come il padre”.

Un lungo sfogo quello del professionista, affidato al suo legale, l’avvocato Giovanna Livreri. “Con riferimento agli articoli apparsi sui quotidiani di questi giorni – si legge nella lettera inviata ai giornalisti -, in relazione alla natura dei rapporti istituzionali, professionali e umani tra il nostro assistito dottor Tutino e l'allora Assessore alla sanità, dottoressa Lucia Borsellino, il nostro assistito riferisce di avere sempre seguito, nel suo incarico di primario del reparto di chirurgia plastica di villa sofia,  le puntuali direttive che gli venivano impartite dal presidente ed anche dall'assessore alla Sanità”.

Il documento è circostanziato e traccia le linee dello svolgimento dei fatti con riferimento ad alcune circostanze, facendo riferimento anche a Crocetta, il cui nome però non viene scritto: “A detta del nostro assistito – si legge ancora - il progetto Diomede ne è l’esempio più calzante a cui fu dato avvio da parte del presidente, di concerto con l'assessore, nominando un gruppo di esperti. Il nostro assistito ribadisce ancora una volta come la terribile e sconvolgente frase di cui alle intercettazioni pubblicate  dall'Espresso, nel senso inquietante dato alla stessa, non esiste e non poteva esistere  perché non è stata mai proferita”.

Proprio sulla frase smentita in due occasioni dal procuratore Franco Lo Voi dal documento viene fuori una spiegazione: “E’ purtroppo con rassegnazione che dobbiamo prendere atto che è una invenzione frutto di dossieraggio per  motivi politici. Il nostro assistito si dichiara inoltre molto addolorato per la sofferenza e l’imbarazzo incolpevolmente arrecato alla dottoressa Borsellino da quanto sta avvenendo, anche perché, contrariamente a quanto affermano alcuni , il rapporto tra il dottor Tutino e  l'assessore alla Sanità è stato sempre improntato a sincera e leale amicizia”.

Ancora un passaggio sul lavoro che veniva svolto a Villa Sofia: “Il progetto legalità Villa Sofia, varato nel mese di luglio 2013 in cui si fece una riunione con assessore, presidente e partecipanti al progetto per iniziare a portare avanti l'expert grup e durato fino a tutto il 2014, ne è l’esempio concreto. Purtroppo – è la conclusione - il nostro cliente si accorge troppo tardi di essere ‘stato mandato avanti allo sbaraglio  ed a briglie sciolte per poi essere lasciato solo a pagare il conto’”.

© Riproduzione riservata

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