
PALERMO. Avrebbero parlato della necessità di stipulare «un'assicurazione» e di «fare un regalo» a due imprenditori della Marinella. Ad uno avrebbero chiesto 300 euro al mese, in cambio di una non meglio definita «protezione» ed all'altro 400. I commercianti - nel settore dei casalinghi e dei surgelati - le cui attività si trovano a pochi metri di distanza, avevano però deciso di denunciare subito quelle che non sarebbero state altro che richieste di pizzo.
A dicembre di due anni fa scattarono così quattro arresti e a gennaio scorso arrivarono anche pene pesantissime, inflitte dal gup Maria Pino con il rito abbreviato. Pene che, ieri pomeriggio, sono state praticamente dimezzate dalla quarta sezione della Corte d'Appello: Antonio Di Maggio è stato così condannato a cinque anni di reclusione (ne aveva rimediati otto e quattro mesi in primo grado), Pietro Salamone a tre anni e dieci mesi (sette anni la pena inflitta dal gup), tre anni e dieci mesi anche a Pietro Daraia (sette anni anche a lui in primo grado), e tre anni e mezzo a Tommaso Bartolomeo Genovese (già condannato a sei anni e quattro mesi). Il collegio presieduto da Maria Patrizia Spina ha dunque in parte accolto le tesi dei difensori degli imputati, gli avvocati Antonio Turrisi, Roberto D'Agostino e Giovanni La Bua.
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2 Commenti
Fabio Cassata
06/11/2014 06:42
Belle cose...un incentivo per gli altri negozianti a non denunciare.Poveri noi!
Sir Joe
06/11/2014 08:41
Capisco leggi, avvocati e magistrati: ma, dico, in periodi come questo, in cui l'allarme sociale per il fenomeno sta facendo emergere qualche denuncia contro questi mafiosi che bloccano lo sviluppo del territorio (e poi i ns figli restano senza la speranza di un lavoro), un po' meno di indulgenza, no?