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Oblio su Misericordia della palermitana Emma Dante: «È stato cannibalizzato, si trova solo in due sale in tutta Italia»

Dopo due settimane la pellicola è stata tolta dalla programmazione, lo sfogo della regista: «Mi cadono le braccia nel constatare la leggerezza e la superficialità con cui si archiviano le creazioni sperimentali»

Emma Dante a Venezia

«Anatomia di un oblio: dopo due settimane e mezzo, il nostro film Misericordia oggi è programmato in sole due sale in tutta Italia. Queste sì che sono soddisfazioni.... Quando, tra qualche giorno, sarà definitivamente estinto, smetterò di parlarne, ma finché c’è qualcuno che si ostina a programmarlo tenendolo in vita, io lo ricorderò». Così con amarezza parla la regista palermitana Emma Dante, che ha diretto un cast eccezionale per un’opera intensa e bellissima.

Il suo «Misericordia», aggiunge, è stato «cannibalizzato da prodotti commerciali. E pensare che tra la scrittura, i sopralluoghi, la ricerca del cast, le prove, le riprese, la post produzione si è lavorato duramemente per tre anni. Mi cadono le braccia nel constatare la leggerezza e la superficialità con cui si archiviano le creazioni sperimentali, lontane da quegli algoritmi che come un mangime nutrono nugoli di polli».

Poi l’appello: «Lo ribadisco fino allo sfinimento, fino all’esaurimento, fino a risultare antipatica a tutte e a tutti, il cinema i può vedere solo al cinema. È inutile che mi chiedete su quale piattaforma poter vedere il mio film. Se non lo trovate al cinema, andate a vedere i film delle altre e degli altri. Ma andateci, a costo di fare dei chilometri per spostarvi dalla periferia al centro o dal centro alla periferia, a costo di perdere una serata a cercare parcheggio, a costo di rinunciare a un aperitivo, andate a vedere i film che non vede la massa, non fatevi scoraggiare dalla poca affluenza in sala, siate voi le eroine e gli eroi del nostro tempo. Voi che salvate un luogo di culto come il cinema indipendente, voi che salvate la ricerca, il gesto artistico non conforme, l’anomalia, il virus, ciò che è nuovo e che fa paura, che non riceve il plauso di tutte e tutti. Siete voi, solo voi la salvezza. Voi, il pubblico».

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