
Giocare senza guardare la classifica altrui per essere, almeno per un pomeriggio, al livello della squadra che sta dominando il campionato: questo l’obiettivo del Palermo in vista del match di domani con il Sassuolo. Per risalire la china - ha spiegato il tecnico rosanero Alessio Dionisi in conferenza stampa - i rosa dovranno andare oltre le proprie possibilità: «Sappiamo che potevamo fare di più, ma ora è tempo di guardare avanti e guadagnarci i play-off. Prima avevamo un obiettivo diverso, ma poi ci siamo dovuti rimboccare le maniche e ora stiamo lottando per qualcosa di altrettanto importante. Affrontiamo la squadra migliore del campionato per distacco, per quello che stanno facendo e per quello che otterranno: mi aspetto lo stesso Sassuolo che ho visto nelle ultime partite, non verranno qua con la pancia piena. Se saremo determinati riusciremo a metterli in difficoltà: tanti dei giocatori che affronteremo questo weekend li ho allenati, i ricordi fanno parte dell’esperienza ma adesso sono l’allenatore del Palermo e mi piacerebbe vincere con il Palermo». Fondamentale, secondo il tecnico, ripartire dal primo tempo dell’Arechi: «Non penso che con la Salernitana ci siano stati blackout, siamo stati ordinati per tutta la partita. Segre si sta allenando bene e con la Salernitana ha fatto un gran lavoro in un ruolo più avanzato: la sua conferma è una possibilità, ma non l’unica. Pierozzi era uscito per un problema di poco conto, ma ha già risolto».
Dionisi è tornato anche sulle difficoltà della panchina: «Il problema non è chi subentra, ma la necessità di mantenere la stessa identità per novanta minuti: chi non gioca non deve sentirsi svuotato, ma motivato a sfruttare l’opportunità che ha quando entra. È vero che non sempre ho ricevuto il miglior contributo con gol e assist, ma nelle piccole cose qualcosa di importante l’hanno data. Se i fischi arrivano a partita in corso è chiaro che i giocatori sono condizionati: in campo non c’è solo la tattica, ma anche la volontà e la testa. Se i ragazzi fossero più sereni si esprimerebbero meglio ma sono pagati per andare oltre le difficoltà».
Dionisi è tornato anche sulle difficoltà della panchina: «Il problema non è chi subentra, ma la necessità di mantenere la stessa identità per novanta minuti: chi non gioca non deve sentirsi svuotato, ma motivato a sfruttare l’opportunità che ha quando entra. È vero che non sempre ho ricevuto il miglior contributo con gol e assist, ma nelle piccole cose qualcosa di importante l’hanno data. Se i fischi arrivano a partita in corso è chiaro che i giocatori sono condizionati: in campo non c’è solo la tattica, ma anche la volontà e la testa. Se i ragazzi fossero più sereni si esprimerebbero meglio ma sono pagati per andare oltre le difficoltà».
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