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SAN GIUSEPPE JATO

Accusato di aver provocato un incidente mortale, assolto un venticinquenne

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SAN GIUSEPPE JATO. Era accusato di aver provocato un incidente stradale in cui morì un giovane di 32 anni: assolto un venticinquenne di San Giuseppe Jato. Gaetano Cannone, all'epoca ventenne, guidava il furgone Fiat Ducato contro cui si scontrò la Fiat Bravo guidata da A. C. e su cui viaggiava Antonino Iacona. Quest'ultimo, in seguito alle ferite riportate, perse la vita sei ore dopo l'incidente. Nei giorni scorsi la terza sezione penale del Tribunale di Palermo ha assolto il giovane imputato dall'accusa di omicidio colposo. I fatti risalgono alla sera del 18 febbraio del 2011 quando, all'altezza del chilometro 10 e 900 della statale 624 Palermo-Sciacca, avvenne l'incidente. La Fiat Bravo, con a bordo due ragazzi di San Giuseppe Jato, tamponò il furgone carico di materiale edile all'altezza di una semi-curva. A guidare il mezzo pesante un altro giovane jatino, Gaetano Cannone, che aveva a bordo altri due passeggeri. Entrambi i mezzi stavano facendo ritorno verso San Giuseppe Jato. L'autista del furgone venne accusato di “percorrere la strada statale a velocità estremamente ridotta, tanto da creare intralcio e pericolo alla circolazione stradale”.

Rischiava così una condanna a 2 anni e 2 mesi di reclusione. Il giudice Fabrizo La Cascia ha invece accolto le tesi difensive degli avvocati Giuseppe Pinella e Melania Stornaiuolo. Cannone è stato pertanto assolto per non aver commesso il fatto. “La sentenza – fanno notare i legali - premia la scelta di affrontare un dibattimento lungo, ma che alla fine ha fatto emergere la non colpevolezza del nostro assistito”. In pratica in quel tratto di Palermo-Sciacca non esiste nessun limite di velocità minima. Non costituisce dunque una violazione al codice della strada una eventuale andatura lenta. Sembra che il mezzo pesante viaggiasse, infatti, a meno di 30 chilometri orari. La Fiata Bravo procedeva invece a forte velocità. Entrambi i mezzi furono multati, ma non vennero immediatamente sequestrati. Il fermo scattò solo dopo la morte di Iacona. Ad eseguire i rilievi quella sera furono gli agenti della polizia stradale, che dedussero le velocità dall'entità dei danni riportati dai mezzi: l'autocarro riportò la rottura del semiasse, dell'ammortizzatore e della ruota posteriore sinistra. L'utilitaria, che si capovolse, riportò i maggiori danni nella parte anteriore destra. Durante i rilievi non fu possibile accertare il corretto funzionamento delle luci di posizione del furgone, che però risultava revisionato.

Secondo una delle testimoni, sentita in aula dai giudici, “il Fiat Ducato non aveva né luci di posizione né le frecce accese”. E non sarebbe stata la prima volta che accadeva: la stessa testimone, circa un mese prima, aveva segnalato al 112 quello stesso furgone che viaggiava sulla Palermo-Sciacca a fari spenti. I carabinieri fermano il mezzo ma le luci risultarono accese e funzionanti. La testimonianza della donna non è stata considerata dal giudice “di sicura ed obiettiva attendibilità”. Fra i testimoni sentiti, ma ritenuti poco attendibili, c'era anche A. C., che quella sera guidava la Fiat Bravo, e che in un altro procedimento ha patteggiato una pena per aver causato quell'incidente in cui perse il suo migliore amico.

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