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Domiciliari per Faraone ma resta in carcere perché mancano i braccialetti elettronici

L’indagato dovrà aspettare che prima vengano riconsegnati quelli degli altri detenuti. Potrebbero passare molti mesi

PALERMO. Il gip Luigi Petrucci ha deciso di accogliere la richiesta dei suoi legali, gli avvocati Vincenzo Zummo ed Antonino De Lisi, e ieri gli ha concesso gli arresti domiciliari.

Ma il consigliere comunale Giuseppe Faraone, finito in carcere con l’operazione «Apocalisse 2», accusato di aver fatto da mediatore tra Cosa nostra ed un imprenditore per la riscossione del pizzo, dovrà restare ancora per un po’ nella sua cella del Pagliarelli. Il giudice ha infatti stabilito che l’indagato debba indossare il braccialetto elettronico ma, come era emerso qualche settimana fa, di braccialetti elettronici disponibili, a Palermo, attualmente non ce ne sono.

 

Dunque Faraone, esattamente come tanti altri detenuti molto meno noti di lui dovrà mettersi in lista d’attesa, aspettare che vengano riconsegnati i dispositivi da parte di coloro che li stanno usando adesso e anche che, seguendo un ordine cronologico, vengano prima accontentati tutti quelli che ne hanno diritto da più tempo di lui. E dovrebbero essere numerosi.

Il rischio, dunque, è che, pur avendo ottenuto gli arresti in casa, Faraone debba continuare a rimanere in carcere. Difficile stabilire per quanto. A metà gennaio scorso era saltato fuori il caso di un altro detenuto, Giuseppe Tartarone Buscemi, di San Giuseppe Jato, al quale il gip aveva concesso i domiciliari col braccialetto elettronico il 10 dicembre dell’anno scorso e che, più di un mese dopo, era ancora in carcere proprio perché non vi erano dispostitivi disponibili.

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