Palermo, il mistero dell’Addaura: grotta preistorica chiusa da 17 anni

C’è il pericolo di crolli, ma nulla è stato fatto per mettere in sicurezza il costone. Così, l’arte resta preclusa al pubblico

PALERMO. C’è un velo di mistero che avvolge le grotte dell'Addaura, poste sul lato nord-orientale del Monte Pellegrino, sul golfo di Mondello, all'altezza del complesso Roosevelt. Il mistero non riguarda le straordinarie testimonianze di arte preistorica rinvenute casualmente. Non riguarda il significato di un gruppo di figure umane impegnate in una «strana» cerimonia e fissate sulla roccia da un abile artista, almeno 14 mila anni fa. Non riguarda neanche i fortissimi collegamenti tra il mito del ciclope Polifemo ed i resti di un elefante nano rinvenuto in queste grotte. Il mistero, più banalmente, riguarda la chiusura del sito dell'Addaura che si protrae da quasi vent'anni. La zona circostante l'ingresso delle grotte è stata acquistata dalla Regione Siciliana, che ha provveduto a isolarla con un muretto, una recinzione in ferro ed una robusta porta in metallo. Dopo soltanto l’oblio ed una montagna di rifiuti, come cornice. Certo, la spiegazione ufficiale (pericolo di frane) non rappresenta proprio un mistero. Ma misteriosa resta la circostanza che in tanti anni nessuno sia stato capace di mettere in sicurezza il costone ed attivare così un poderoso richiamo culturale e turistico.
La scoperta delle grotte dell'Addaura è tanto recente quanto casuale; alla fine del secondo conflitto mondiale il deposito di munizioni ospitato nelle stesse grotte subì una imprevista esplosione che ebbe il merito, però, di portare alla luce i preziosi graffiti tracciati sulle pareti. A metà degli anni Cinquanta fu pubblicato il primo studio. Dal 1997 le grotte sono chiuse per il rischio di crolli del costone roccioso soprastante l'ingresso. Da 17 anni questa preziosa risorsa culturale è quindi preclusa al pubblico. Né si profilano all'orizzonte ipotesi di intervento o tanto meno di riapertura.
Le incisioni dell'Addaura sono, storicamente, collocabili in epoche da noi molto lontane. Gli addetti ai lavori parlano di un periodo compreso tra il Paleolitico superiore ed il Mesolitico; per l'uomo comune si tratta di un periodo variante fra 14 e 20 mila anni fa. Non è inconsueto rinvenire tra gli esempi di arte preistorica figure che rappresentano esseri umani ed animali. Il più delle volte sono pitture rupestri, ottenute con coloranti e pigmenti. Meno spesso, come nel caso dell'Addaura, si tratta invece di incisioni su roccia realizzate con pietre, dal momento che nell'epoca in cui furono tracciati i graffiti della grotta palermitana, almeno 14 mila anni fa, non si conoscevano ancora i metalli. L'uso dei primi strumenti in bronzo risale infatti a tre o quattro mila anni prima di Cristo, mentre per il ferro bisogna arrivare a due mila anni prima di Cristo.
Ma una scena in particolare rimanda alla nostra epoca un dubbio ancora irrisolto. Si tratta di una decina di figure umane, tutte dalla linea slanciata ed elegante. Chi erano e cosa facevano gli uomini che circondano le due figure centrali? Sull'identità dei due personaggi posti al centro della incisione e sul significato della loro posizione si concentrano i dubbi degli archeologi. Tra le ipotesi accreditate c'è quella che possa trattarsi di un rituale con un sacrificio umano alla presenza di «sciamani». I segni di corde che sembrano serrare la gola dei due personaggi, fanno pensare alla più moderna tecnica dell'incaprettamento, la morte per auto strangolamento. Non si esclude però l'ipotesi di un rituale erotico, giustificato anche dai cappucci priapici ben visibili nelle due figure al centro dell'immagine.
Quale che sia la verità, le incisioni dell'Addaura rappresentano - come ricorda Giuseppe Salerno, noto radiologo palermitano, più volte impegnato nello studio di importanti reperti storici ed artistici - «un caso unico nel panorama dell'arte rupestre preistorica». Si tratta infatti «di un ciclo figurativo del massimo interesse, sia per l’inconsueta rappresentazione scenografica, che non ha pari in tutta l'arte paleolitica, che per il modo di raffigurare figure antropomorfe».
Ed in effetti anche il profano che si avvicina a questa coinvolgente immagine resta colpito, al di là delle argomentazioni tecniche, dalla grande abilità dello sconosciuto artista che, con mano ferma e tecnica raffinata, ha saputo imprimere nella roccia linee eleganti, nette e prive della benché minima indecisione nel tratto.
Nelle grotte dell'Addaura è stato rinvenuto, tra l'altro, lo scheletro di un elefante nano; oggi ricomposto e visibile presso il polo museale Gemmellaro dell'Università di Palermo. Gli elefanti nani, alti al garrese poco più di un metro, hanno finito con l'alimentare il mito di Polifemo. Questi animali infatti erano presenti anche in Sicilia. Il rinvenimento in epoche successive del loro cranio, pari a circa il doppio del volume di un cranio umano, con una caratteristica apertura frontale in corrispondenza della proboscide, diede vita al mito di esseri giganteschi con un solo occhio, posto appunto al centro della fronte.
Le grotte dell'Addaura grondano storia, arte e cultura ma non stimolano alcun interesse nelle autorità regionali, che lasciano abbandonato, circondato dai rifiuti, sfregiato dalle bombolette di vernice spray e comunque precluso al pubblico, un sito che in altre parti d'Italia e del mondo riceverebbe cure ed attenzioni. Il vuoto di iniziative da parte regionale appare tanto più grave ove si consideri la possibilità di attingere a risorse per finanziare la messa in sicurezza del costone e per l'apertura al pubblico delle grotte.
In Europa si segnalano altri due esempi di arte rupestre, tra quelli di maggiore interesse: le grotte di Altamira in Spagna a pochi chilometri da Santander e le grotte di Lascaux nel sud della Francia. Entrambe sono nell'elenco dei beni Unesco patrimonio dell'umanità ed attraggono flussi robusti di visitatori. Altamira richiama poco meno di 300 mila visitatori all'anno, Lascaux ha sfiorato le 500 mila presenze, al punto che, per preservare i preziosi reperti, è stata decisa la chiusura al pubblico ma anche la contestuale, integrale ricostruzione del sito a pochi metri dall'originale, per consentire ai visitatori di fruire comunque di una «visione» dei luoghi.
Colpisce ed emoziona l'idea che almeno 14 mila anni fa altri uomini, tanto simili ma anche tanto diversi, abbiano vissuto nelle grotte dell'Addaura lasciando a noi, ignavi custodi, immagini di una potente forza evocativa. Colpisce ed emoziona che altri uomini, a pochi metri dalle nostre case, abbiano attraversato una parentesi della storia senza che noi, abulici discendenti, avvertiamo almeno la curiosità di saperne di più. E dire che il loro DNA potrebbe essere anche il nostro.
Per restare nel sogno, viene da chiedersi quale potente attrattiva potrebbe generare la riapertura dell'Addaura magari, come auspica Giuseppe Salerno, in un circuito unico con Altamira e Lascaux. La speranza è che qualcuno si decida ad intervenire. Lo dovremmo al nostro passato, senza il quale non esisteremmo; ma lo dovremmo al futuro dei nuovi proprietari, i nostri figli. Chissà se qualcuno batterà un colpo.

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