Un filo rosso (sangue) collega i delitti di Partinico e Messina: il drammatico abbassamento della soglia della tolleranza. L’incapacità di gestire e controllare rabbia, frustrazione, belluina emotività. Che sfocia in cieca violenza assassina. Gioacchino e Sara condividono il buio di un destino ineluttabile: morti senza aver fatto nulla per andare incontro alla loro tragica sorte. Una lite stradale, un’ossessione ormonale respinta.
Basta per morire? Oggi sì. E siccome è un oggi figlio di troppi ieri, guardare al domani con fiducia e speranza è illusorio. Perché quel filo rosso sangue è transgenerazionale. Ventenne l’omicida di Sara, trentenne e quarantenne quelli di Gioacchino.
Individuare e operare sui deviati modelli di riferimento è ormai complicato, talmente vasto ed eterogeneo l’humus su cui si sono stratificati. La famiglia, la comunità, la scuola, la tv, i social, alcune forme di (presunta) arte. Fino alla politica. E al nuovo ordine mondiale. In cui non si parla più di pace e cooperazione, ma di sicurezza e dominazione. Con un corto circuito degenerativo che si ripercuote fin sui singoli gesti quotidiani.
Il contesto. Tutto parte da lì. Ieri gridavamo allo scandalo e restavamo basiti. Oggi continuiamo a gridare allo scandalo ma ci meravigliamo meno. E domani? Cosa ci aspetta domani?

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