Inchiesta sui permessi di soggiorno a Palermo, Ruperti: "Denaro in cambio di false dichiarazioni"

Troppe richieste di permessi di soggiorno con certificazioni di lavoro autonomo. Un dato che ha fatto insospettire l'ufficio Immigrazione della Questura di Palermo e che è sfociato poi nell'inchiesta che oggi ha portato nove persone agli arresti domiciliari.

"L'indagine - spiega Rodolfo Ruperti capo della squadra mobile di Palermo - ha preso mosse dalla segnalazione dell'ufficio Immigrazione della Questura, particolarmente allarmato da un crescente numero di domande di permessi di soggiorno e di richieste di rinnovo per cittadini extracomunitari che appoggiavano le loro domande su certificazioni redditi di lavoro autonomo. Così l'ufficio ha ritenuto che molte di queste dichiarazioni dei redditi fossero fasulle. Parallelamente è iniziata un'attività investigativa della Guardia di finanza che poi è confluita in un'unico procedimento coordinato dalla Procura della Repubblica".

"Si è registrato - spiega Ruperti - che numerosi ragionieri e commercialisti che predisponevano questi documenti fittizi ricevevano in cambio somme di denaro che venivano pagati dagli extracomunitari per avere questi permessi di soggiorno giustificandoli con redditi inesistenti".

"Grazie al lavoro dell'ufficio Immigrazione abbiamo registrato che negli ultimi due anni le domande si sono drasticamente dimezzate: da 3000 a 1500 all'anno. Il lavoro burocratico svolto dall'ufficio, che ha rifiutato di concedere il permesso di soggiorno in alcuni casi e lo ha revocato in altri, ha funzionato da deterrente. Ma intanto, è cresciuto il numero di richieste di permessi di soggiorno per lavoro dipendente e anche lì in alcuni casi abbiamo trovato che questi rapporti di lavoro erano fasulli. Un modo per eludere la normativa, pensavano che nessuno ci avrebbe messo gli occhi".

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